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martedì 17 marzo 2015

L'insurrezione di Venezia

Venezia 17 marzo anno domini 1848
Dopo la rivoluzione siciliana di gennaio , prima ancora di Zara e di  Milano (le famose 5 giornate) la popolazione di Venezia insorse contro l'invasore austriaco cacciandolo dalla città.
La prima azione dei rivoltosi fù liberare dal carcere i Patrioti Daniele Manin e Niccolò Tommaseo che pochi giorni dopo formeranno un governo provvisorio . La Repubblica adotterà il Tricolore con il leone di San Marco come bandiera ed entrerà in guerra assieme al Regno di Sardegna . in luglio il parlamento veneziano deciderà l'annessione allo stato piemontese riconoscendo Carlo Alberto di Savoia come Re.
Le sorti della guerra furono sfavorevoli ai Savoia ma le città non nè vollero sapere di far rientrare gli austriaci e vennero tutte assediate e furono tutte ben presto costrette alla resa,  tutte tranne Roma e Venezia che resistettero ad oltranza anche perchè in queste città erano accorsi soldati di TUTTA la penisola. Con questo proclama Manin chiamò a raccolta gli italiani:
 A Venezia in particolare vi erano due contingenti napoletani uno di 2500 uomini comandato dal colonnello Ulloa a difesa di Forte Marghera e uno di 2000 effettivi comandato dal generale Pepe a difesa della città.
Dopo la resa di Roma il 4 luglio 1949, Venezia rimase l'ultimo Tricolore a sventolare sul suolo italico e si arrese solo dopo aver esaurito viveri ,munizioni e anche dopo lo scoppio di un'epidemia di colera.
I veneziani di allora avevano ancora vivo il ricordo della Serenissima eppure lottarono per l'Italia non per se stessi poichè erano ben consci che l'italianità era da sempre dentro di loro e dentro a tutti gli altri abitanti della penisola e nel momento del bisogno quest'unione spirituale che legava tutti gli italiani è sempre venuta fuori , era successo nell'epoca dei comuni, nelle guerre napoleoniche e nel 1848 era giunto il momento di dare uno Stato ad un popolo che ,contrariamente a quello che dicono leghisti e neo-borbonici, era sempre stato unito magari diverso,eterogeneo ma unito  e quindi italiani  non fatevi ingannare  i nostri avi hanno combattuto e sono morti per ridarci una Patria liberandola dallo straniero e anche oggi  il nemico è sempre lo straniero non l'Italiano .
Se abbiamo dei traditori, li processeremo ma non dobbiamo svendere l'Italia alla finanza speculativa dell'Unione Europea per colpa di due traditori ,perchè lo straniero farà ciò che ha sempre fatto: sfruttare le nostre risorse sottomettendo la popolazione civile.
L'Italia è la nostra Patria e il Veneto ne è parte integrante non c'è Italia senza Veneto ,non c'è Veneto senza Italia.

Luca Tamburini
Movimento Sovranità e Difesa Sociale

mercoledì 7 gennaio 2015

La nascita del Tricolore

Il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia la Repubblica Cispadana il congresso presieduto dal presidente Giovanni Paradisi decise di adottare il tricolore come bandiera nazionale è la nascita del Tricolore Italiano.
Gli Stati nati in Italia durante le guerre napoleoniche seppur dipendenti dalla Francia furono i primi segnali di risveglio del popolo italiano perchè grazie a Napoleone gli italiani si poterono finalmente identificare in un grande condottiero, francese  nominalmente ma italiano per nascita e spirito che per primo dopo secoli defini gli italiani " i migliori soldati d'Europa".
Il contributo italiano all'ascesa di Napoleone in Europa fu immenso e il prezzo da pagare in vite umane fù altissimo ma questo diede la consapevolezza al nostro popolo di meritare uno stato tutto nostro indipendente da qualunque potenza straniera e questo fù ancora più chiaro dopo il Congresso di Vienna che riportò i vecchi regnanti ad opprimere nuovamente il popolo italiano.
Napoleone Bonaparte accese la miccia sulla polveriera Italia ma l'Unita Nazionale l'abbiamo ottenuta noi col nostro sangue e col nostro sacrificio ci è costato molto ma ne è valsa la pena ,oggi tutto questo stà per esserci portato via un'altra volta ,anche oggi siamo seduti su un polveriera speriamo solo che anche stavolta parta la scintilla giusta.

Luca Tamburini
Movimento Sovranità e Difesa Sociale



giovedì 29 maggio 2014

Combattimento di Calmasino

Il 29 maggio 1848 ebbe luogo il Combattimento di Calmasino!
Nell' intento di approvvigionare e liberare la Fortezza di Peschiera accerchiata dalle truppe italiane, il Maresciallo Radetzki era uscito da Mantova, dirigendosi col maggior numero delle sue truppe su Curtatone e Montanara; allo stesso tempo aveva distaccato una colonna di  seimila uomini, affidandole l’incarico di attaccare gli italiani a Calmasino, presso il lago di Garda. 
A Calmasino oltre a due Battaglioni del 3° Reggimento Brigata Piemonte, ed una Compagnia di volontari studenti (Bersaglieri) accorsero anche molti volontari dai paesi limitrofi specialmente da Bardolino e nonostante la grande superiorità numerica gli austriaci non riuscirono a sfondare le linee difensive italiane , le nostre truppe resistettero con fermezza e coraggio tale che dopo parecchie ore di accanito combattimento riuscirono a scompigliare le fila asburgiche  dopodichè  i nostri soldati sprezzanti del pericolo presero arditamente l’offensiva e lanciandosi sul nemico alla baionetta l’obbligano a ritirarsi in disordine, facendo un gran numero di prigionieri.
I paesi limitrofi al lago di Garda furono gli ossi più duri per l'esercito austroungarico  mentre  a Verona la popolazione locale creò pochi problemi all'invasore, nella provincia le truppe imperiali oltre a dover affrontare l'esercito di re Carlo Alberto ebbero a che fare con una popolazione inferocita e decisa a tutto pur di liberarsi di loro.
Le popolazioni del Baldo-Garda pagheranno a caro prezzo la loro ribellione ma come sappiamo la liberazione delle nostre terre, italiane fin nel midollo , era solo rimandata .

Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale
Cartolina 3° Reggimento Fanteria

lunedì 26 maggio 2014

Elezioni europee : un voto inutile


Oggi sù facebook c'è pieni di gente (soprattutto camerati o pseudo-tali) che insulta anche pesantemente gli astensionisti.
L'Italia di oggi è sotto dominazione straniera ! Si proprio così, l'Unione Europea è uno stato estero che occupa l'Italia ; chi è andato a votare sostiene che se gli italiani vengono eletti in questo parlamento possano cambiare le cose dall'interno.
Io sono sicuro del contrario ma facciamo qualche esempio.
L'Italia non è nuova a dominazioni straniere; è stata occupata dai barbari nel 476 d.C. e da allora non se ne sono più andati fino al 19° secolo.
Durante il Risorgimento ci furono due uomini in particolare che tentarono la strada dell elezione nel parlamento dello stato occupante per far valere i diritti degli italiani; e questi due italiani non si chiamavano Giorgia Meloni,Matteo Salvini o altri ciarlatani della stessa risma ma si chiamavano Giuseppe Garibaldi e Cesare Battisti.
Cosa ottennerò Garibaldi e Battisti dai loro sforzi all'interno del parlamento francese e austroungarico? Come direbbe Cetto La Qualunque " Nà beata minkia".
Garibaldi si dimise in quanto il Regno d'Italia non poteva o non voleva fare un guerra contro la Francia per riprendersi Nizza, Cesare Battisti invece quando capì l'inutilità di sedere nel parlamento austriaco, ebbe la fortuna che l'Italia dichiarò guerra all'Impero austroungarico e si arruolò come volontario nel Regio esercito per poi essere catturato e impiccato come traditore.
Oggi Garibaldi e Battisti sono considerati eroi nazionali non certo per esser stati eletti nei parlamenti degli stati occupanti ma perchè rischiarono la vita per la loro Patria e contribuirono al riscatto nazionale.
Quindi ognuno è libero di pensare e fare ciò che gli pare ma voi che andate a votare per un parlamento straniero fatelo pure ma non insultate chi si rifiuta di riconoscere il governo di Bruxelles e non venite a dirmi che volete cambiare le cose dall'interno perchè se non ottennero risultati due grandi uomini e grandi patrioti come Garibaldi e Battisti cosa potrebbero mai fare i mezzi uomini e mezze donne che andate a votare?

Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale

sabato 24 maggio 2014

Il Piave mormorò : "Non passa lo straniero !!"


La leggenda del Piave

Il 24 maggio 1915 il Regno d'Italia dichiara guerra all'Impero Austroungarico.
Era giunta l'ora della resa dei conti ; gli italiani avevano deciso che l'oppressore austriaco doveva andarsene dagli ultimi lembi di terra italiana che ancora occupava abusivamente, liberando così le ultime popolazioni italiane ancora oppresse.
Da tutta Italia ,dalle terre irredente e persino dall'estero gli italiani risposero alla chiamata della Madrepatria e ancora una volta tutti gli italiani da nord a sud fecero fronte unico contro il nemico comune : lo straniero invasore.
La guerra subirà vicende alterne fino al 24 ottobre 1917 quando dopo il ritiro della Russia e dopo  la disfatta di Caporetto l'Italia era sul punto di capitolare ma l'esercito italiano invece riuscì a riorganizzarsi e come spesso accade nei momenti di difficoltà venne fuori il valore italico che come una valanga travolse l'esercito asburgico ormai sicuro della vittoria.
I sogni di gloria di Cecco Beppe si fermarono al Piave ; il fiume sacro della Patria fu un'ostacolo insormontabile per gli austriaci che una volta per tutte capirono il grave errore che fecero quando decisero di invadere l'Italia.
La morte risparmiò all'Imperatore di vedere la fine del suo Impero che fino all'ultimo giorno della sua vita dimostrò il suo disprezzo per il popolo italiano ,disprezzo che gli Arditi, i Ragazzi del'99 e tutti i Cavalieri di Vittorio Veneto faranno pagare con gli interessi al suo popolo a cui comunque venne concesso di ritirarsi nelle proprie fogne per non farsi più rivedere sul suolo italiano.

Viva l'Italia  !!!!
E Viva gli Italiani !!!

Cavalieri di Vittorio Veneto
PRESENTI !!!!!

Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale



venerdì 11 aprile 2014

Battaglia di Castelnuovo del Garda

L'11-12 aprile 1848 ebbe luogo la battaglia di Castelnuovo, al termine della quale il borgo venne saccheggiato ed incendiato e molti abitanti inermi vennero trucidati dalle truppe austriache inviate dal feldmaresciallo Radetzky.
Dopo l'insurrezione di Venezia e dopo le cinque giornate di Milano, Re Carlo Alberto di Savoia aveva rotto gli indugi e dichiarato guerra all'Impero austro-ungarico; l'esercito asburgico aveva già abbandonato la lombardia e si ritirò tra le fortezze del Quadrilatero per riorganizzarsi.
In quei giorni l'esercito sabaudo e i Corpi Volontari Lombardi erano impegnati in una serie di operazioni sia terrestri che navali nella zona del lago di Garda e a scopo di approvigionamento una colonna di 400 uomini comandati dal maggiore Noaro venne inviata dietro le linee nemiche.
Sbarcati a Cisano di Bardolino si diressero verso Castelnuovo superarono facilmente Lazise e Pacengo e una volta arrivati colsero di sorpresa gli austriaci e si impadronirono della polveriera e fecero 100 prigionieri.
Fin qui l'operazione fù un successo ma Noaro appoggiato dalla popolazione locale volle asseragliarsi nel paese bloccando così la strada per Peschiera probabilmente perchè era convinto che ,visto che  l'esercito italiano aveva già invaso sia il Veneto che il Trentino , avrebbe potuto resistere agli austriaci fino all'arrivo dei rinforzi; ovviamente non fù così .
Radetzky inviò il generale  Wilhelm Thurn und Taxis con due battaglioni di fanteria, rinforzato dall'artiglieria ed un drappello di cavalleria in totale circa tremila uomini che una volta arrivati alle porte di Castelnuovo iniziarono un pesante bombardamento che dopo aver  raso al suolo il paese costrinse le truppe di volontari a ritirarsi.
La rappresaglia austriaca sarà terribile i soldati saccheggiarono il paese profanando anche una chiesa ,stuprarono le donne del borgo, massacrarono decine di civili inermi tra cui donne ,vecchi e bambini ed infine diedero fuoco alle case.
Gli austriaci giustificheranno il massacro nascondendosi dietro le leggi di guerra allora vigenti ma questo barbaro atteggiamento tipico dei crucchi fece ben capire agli italiani ancora dubbiosi che non c'era futuro per il popolo italiano sotto l'Austria e che uno dei due popoli doveva sparire dal Triveneto.

Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale

lunedì 17 marzo 2014

17 Marzo : L' Italia diventa Stato

Il 17 marzo 1861 a 56 anni esatti dalla proclamazione del Regno d'Italia di Re Napoleone Bonaparte, a Torino viene proclamato dal nuovo Parlamento il Regno d'Italia  con Vittorio Emanuele II come  Re d'Italia e Camillo Benso conte di Cavour presidente del  governo del Regno unitario.
Come direbbe Garibaldi l'Unione è fatta ; dopo secoli di divisione di invasione barbariche e di oppressori stranieri la nazione Italia aveva finalmente uno Stato sovrano e nazionale .
Finalmente la volontà di unirsi manifestata dal popolo italiano sin dalle guerre napoleoniche era divenuta realtà e anche se all'appello mancavano ancora le terre irredente Corsica,Nizza,Trentino-alto adige,Veneto,Friuli -Venezia Giulia,Istria ,Fiume ,Dalmazia fino a Cattaro e soprattutto Roma l'Italia era arrivata a un punto di svolta ed era pronta a riprendersi il posto che le spettava nel mondo.
Oggi c'è molta gente in tutta la penisola che mette in discussione il Risorgimento italiano questo purtroppo non deve sorprendere perchè l'Italia terra ricca da sempre di "eroi, di santi, di poeti, di artisti, di navigatori, di colonizzatori, di trasmigratori" da sempre è vittima del suo tallone d'Achille : i traditori.
E' da lì che viene lo scarso senso dello stato degli italiani , noi siamo sempre stati traditi dai nostri capi fin dagli ultimi anni dell'Impero Romano ;le nostre grandi doti , il nostro genio ,il nostro coraggio , il nostro senso del sacrificio è spesso risultato vano a causa degli eredi di Bruto e di Giuda.
E' vero molti errori sono stato commessi dai vari governi italiani dal 1861 ad oggi ma è ora di finirla con questa mania di voler dividere la nostra terra, il fatto che sia stata gestita male non è un buon motivo per distruggerla ; ci abbiamo messo 1500 anni per ritrovare il punto di fusione e ritornare Stato, centinaia di migliaia di nostri antenati sono morti per compiere quest'impresa ,come possiamo gettare nell'immondizia tale sacrificio?  oltrettutto che vantaggio credete che porterà a noi gente comune la spartizione della nostra nazione? Ve lo dico io : nessuno , otterremo solo di cambiare carnefice o meglio il kapò perchè chi vuole dividere l'Italia sono gli stessi che già ci stanno massacrando e lo stato unitario seppur governato da camerieri delle banche resta l'ultimo ostacolo alla grande abbuffata che Germania e Unione Europea stanno preparando da anni e la portata principale siamo noi ed allora quando ci saremo dati in pasto a quei criminali ci sara ben poco da salvare.
 "Un popolo che perde la propria memoria storica è un popolo destinato alla servitù fisica e morale, prima e alla perdita della sua identità nazionale, poi, e, infine, alla sparizione. A poco potranno giovargli , come all'italiano , l'essere stato l'autore di ben tre civiltà, il fatto di possedere il 90% dei monumenti d'arte di tutta l'Europa, il favellare nella lingua più armoniosa e bella del mondo, l'avere le donne più belle e gentili del globo terracqueo, e l'aver avuto gli uomini più intelligenti e valorosi del genere umano. Nulla da fare, un siffatto popolo, che dimentichi chi è e che cosa ha fatto, è destinato a sparire." Pio Filippani Ronconi
Io non voglio sparire ne che sparisca la mia Patria, non possiamo permetterlo, lo dobbiamo ai nostri nonni,ai nostri padri, a noi stessi e soprattutto ai nostri figli per continuare a farli vivere liberi nella terra dei loro padri.
Viva L'Italia e Viva gli italiani

Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale

sabato 21 dicembre 2013

Repubblica di San Marco

In questi giorni la protesta del Coordinamento 9 dicembre sembra andare in calando, dico sembra perchè in realtà i presidi sono ancora tutti attivi ma i media di regime cercano di nasconderlo ,la protesta continua ed è giusto che sia così !
C'è una cosa però che mi preoccupa e cioè la deriva leghista che stanno prendendo i coordinatori .
Improvvisamente hanno smesso di voler salvare l'Italia e cominciano a parlare di Veneto indipendente ,quindi ho deciso di dare alcune informazioni storiche riguardo a quel perido storico di cui i venetisti omettono di parlare cercando di essere il più sintetico possibile.
17 marzo anno domini 1848
Dopo la rivoluzione siciliana di gennaio , prima ancora di Milano (le famose 5 giornate) la popolazione di Venezia insorse contro l'invasore austriaco cacciandolo dalla città.
La prima azione dei rivoltosi fù liberare dal carcere i Patrioti Daniele Manin e Niccolò Tommaseo che pochi giorni dopo formeranno un governo provvisorio . La Repubblica adotterà il Tricolore con il leone di San Marco come bandiera ed entrerà in guerra assieme al Regno di Sardegna . in luglio il parlamento veneziano deciderà l'annessione allo stato piemontese riconoscendo Carlo Alberto di Savoia come Re.
Le sorti della guerra furono sfavorevoli ai Savoia ma le città non nè vollero sapere di far rientrare gli austriaci e vennero tutte assediate e furono tutte ben presto costrette alla resa,  tutte tranne Roma e Venezia che resistettero ad oltranza anche perchè in queste città erano accorsi soldati di TUTTA la penisola. Con questo proclama Manin chiamò a raccolta gli italiani:

A Venezia in particolare vi erano due contingenti napoletani uno di 2500 uomini comandato dal colonnello Ulloa a difesa di Forte Marghera e uno di 2000 effettivi comandato dal generale Pepe a difesa della città.
Dopo la resa di Roma il 4 luglio 1949, Venezia rimase l'ultimo Tricolore a sventolare sul suolo italico e si arrese solo dopo aver esaurito viveri ,munizioni e anche dopo lo scoppio di un'epidemia di colera.
I veneziani di allora avevano ancora vivo il ricordo della Serenissima eppure lottarono per l'Italia non per se stessi poichè erano ben consci che l'italianità era da sempre dentro di loro e dentro a tutti gli altri abitanti della penisola e nel momento del bisogno quest'unione spirituale che legava tutti gli italiani è sempre venuta fuori , era successo nell'epoca dei comuni, nelle guerre napoleoniche e nel 1848 era giunto il momento di dare uno Stato ad un popolo che ,contrariamente a quello che dicono leghisti e neo-borbonici, era sempre stato unito magari diverso,eterogeneo ma unito  e quindi italiani che state giorno e notte nei presidi non fatevi ingannare  i nostri avi hanno combattuto e sono morti per ridarci una Patria liberandola dallo straniero e anche oggi  il nemico è sempre lo straniero non l'Italiano .
Se abbiamo dei traditori, li processeremo ma non dobbiamo svendere l'Italia alla finanza speculativa dell'Unione Europea per colpa di due traditori ,perchè lo straniero farà ciò che ha sempre fatto: sfruttare le nostre risorse sottomettendo la popolazione civile.
L'Italia è la nostra Patria e il Veneto ne è parte integrante non c'è Italia senza Veneto ,non c'è Veneto senza Italia.

Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale


sabato 7 dicembre 2013

I Martiri di Belfiore

Il 7 dicembre 1852 a  Mantova nel quartiere di Belfiore vennero impiccati i patrioti don Enrico Tazzoli, Angelo Scarsellini, Carlo Poma, Bernardo De Canal e Giovanni Zambelli.
Dopo la fucilazione di don Giovanni Grioli il 5 novembre 1851,queste furono le prime di una lunga serie di condanne a morte per impiccagione irrogate dal governatore generale del  Lombardo-Veneto, Josef Radetzky. Esse rappresentarono il culmine della repressione asburgica e mostrarono il vero volto degli austriaci facendo fallire sul nascere ogni politica di riappacificazione tentata dall'Impiccatore Francesco Giuseppe.
La tortura e il martirio dei patrioti di Belfiore ebbe un altro importante risultato quello si svelare la vera natura dello Stato Pontificio cioè quella di atroce nemico del genere umano e dell'Italia in particolare poichè mentre il vescovo di Mantova monsignor Giovanni Corti dopo essersi rifiutato di sconsacrare  tutti i preti arrestati dagli austriaci fù poi  costretto a farlo da un ordine diretto di papa Pio IX che ,come dimostrato durante la prima guerra d'indipendenza, si dimostrò un ottimo alleato  dell'Impero Austro-Ungarico e brutale oppressore del popolo italiano e,fedele solo al suo potere e alle sue ricchezze , non protestò nemmeno quando per somma ingiuria, e con gran dispetto alla pietà cristiana, il governo austriaco vietò il seppellimento degli impiccati in terra consacrata.
Le ultime condanne contro i restanti cospiratori furono comminate nel marzo del 1853 .Prima Tito Speri,Carlo Montanari e don Grazioli,  furono condannati a morte e impiccati a Belfiore il 3 marzo 1853,poi toccò a Pietro Frattini, impiccato il 19 marzo ma le esecuzioni terminarono solamente due anni dopo,quando il 4 luglio '55, venne impiccato Pier Fortunato Calvi poco oltre il ponte di San Giorgio.
Questa è la pace e la prosperità che l'austria diede agli italiani solo morte ,miseria e persecuzione e coloro che vorrebbero un ritorno dell'Austria nel triveneto o sono ignoranti oppure sono dei vili traditori che rifiutano di assumersi delle responsabilità preferendo di delegarle ad un occupatore straniero che farebbe solo gli interessi della sua gente.
Per chi invece esalta ancora papa Pio IX e lo Stato Pontificio rispondo con una citazione:
"Solo in stato di pazzia o di ben crassa ignoranza, io credo possa un individuo raccomandarsi ad un discendente di Torquemada" Giuseppe Garibaldi

Riposate in pace martiri di Belfiore gli italiani degni di tale appellativo non vi dimenticheranno e vi saranno sempre grati per il vostro sacrificio.

Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale

giovedì 5 dicembre 2013

Che l'inse ?

Il 5 dicembre 1746 a Genova Giovan Battista Perasso detto Balilla lanciò un sasso contro le truppe dell'esercito asburgico dando inizio alla rivolta popolare che porterà alla liberazione della città dagli austriaci.
Da settembre la città era sottoposta ad un pesante giogo e le truppe austriache sotto il comando del mercenario Antoniotto Botta Adorno ,che aveva forti motivi di rivalsa verso la libera Repubblica genovese, spadroneggiavano indisturbati ma la loro arroganza superò il limite quando pretesero di essere aiutati ad estrarre dal fango un pezzo d'artiglieria .
Ed è qui che entra in gioco il Balilla ,la tensione era alle stelle e il ragazzino prese il sasso e prima di lanciarlo gridò "che l'inse?" ( che in questo caso può essere tradotto con "La comincio?" ovvero "Volete che cominci [la zuffa? Eccovi accontentati!]" ) e questa fù la scintilla che fece insorgere la popolazione e nel giro di cinque giorni il presuntuoso Botta Adorno dopo aver promesso :"Ai genovesi lascerò solo gli occhi per piangere" fù costretto a lasciare la città per non farvi più ritorno esattamente come il padre.

L'Italia in questi ultimi anni vive una situazione molto simile a quella di Genova del 1746 oggi i connazionali al servizio dello straniero non si chiamano Botta Adorno ma Letta, Monti,Renzi,Tosi ,Bersani e Berlusconi ma la loro arroganza e quella dei loro padroni non è molto diversa da allora pensano di poter fare tutto senza subirne le conseguenze ,beh io vi dico cari i miei mercenari in giacca e cravatta, il popolo italiano è lo stesso che insorse a Genova nel 1746 o a Milano nel 1848 e ora gli italiani sono al limite della sopportazione ,"Il dado è tratto"  anche voi avete superato il limite e presto o tardi arriverà un altro Balilla a infiammare gli animi ed allora finalmente pagherete le conseguenze delle vostre azioni.

Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale



giovedì 24 ottobre 2013

MALOJAROSLAVETS - "La battaglia degli Italiani"

Il 24 ottobre 1812 ebe luogo la attaglia di Malojaroslavets.
Dopo aver lasciato Mosca il 19 ottobre l'Esercito napoleonico iniziò una lenta ritirata e fù intercettato dal generale russo Kutuzov a 121 km da Mosca a Malojaroslavets dove il IV Corpo d'armata del principe Eugenio di Beauharnais, viceré d'Italia, composto in larga misura da soldati del Regno Italico,  seppur in ritirata inflisse una schiacciante sconfitta alle truppe dello zar e per la prima volta le insegne tricolori lasciarono il loro indelebile marchio in terra di Russia dimostrando una volta di più che ,nonostante i tradimenti subiti nei secoli, il mito per cui "gli italiani non sanno battersi" è una menzogna ed hanno solo bisogno di un idea e di qualcuno che creda in loro; Napoleone fù il primo a vedere il potenziale degli italiani e dopo tanto tempo avevamo trovato un uomo degno di fiducia. Oggi la storia ufficiale si occupa poco di eventi come questo preferisce ricordare le schiaccianti sconfitte o peggio i vili tradimenti compiuti dagli italiani ,fà tutto parte del piano di distruzione dell'Italia; come ho già detto più volte un popolo senza memoria non ha futuro neanche quello italiano a cui il mondo deve la sua cultura e civiltà . Studiamo la storia , leggiamo la storia perchè a Malojaroslavets così come a Legnano,a Lepanto,a Barletta ,a Rivoli, a Pastrengo,a San Martino e Solferino,a Bezzecca, a Vittorio Veneto, a El Alamein e a Nikolaevka non c'erano marziani appena sbarcati sulla terra ma c'erano italiani come noi e se loro hanno portato in alto il nome dell'Italia possiamo farlo anche noi dobbiamo solo credere in noi stessi e ricordarci da dove veniamo.

"Fate che le glorie del passato siano superate dalle glorie dell'avvenire" Benito Mussolini

Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale

lunedì 2 settembre 2013

Rivolta di Reggio Calabria

Il 2 settembre 1847 Domenico Romeo alla testa di 500 volontari occupò Reggio Calabria.
La rivolta contro i borboni progettata da Romeo sarebbe dovuta scoppiare contemporaneamente in Basilicata,Calabria e Sicilia ma solo in Calabria i rivoltosi seppero unire le forze ed ebbero unità d'intenti e partendo dal paese di Santo Stefano sull'Aspromonte instaurarono la  "Giunta provvisoria di governo" presieuta dal sacerdote Paolo Pellicano, raro esempio di clericale patriota.
A causa delle mancate insurrezioni nelle altre regioni, questa insurrezione verrà ben presto repressa duramente dall'esercito borbonico e la testa di Domenico Romeo fu esposta nel cortile delle carceri di San Francesco, per due giorni, quale monito per i tanti rivoltosi ivi detenuti.
Ma come avrebbe detto Giulio Cesare  "Il dado era tratto " le guerre napoleoniche avevano riacceso gli animi degli italiani; le prime  le rivolte scoppiate in tutta Italia negli anni successivi furono domate senza far particcolari danni allo status quo  ma a Reggio Calabria in quel settembre scoppio l'incendio risorgimentale e nessuno è più riuscito a spegnerlo.
La Rivoluzione del 1848 sarebbe partita proprio dalla Sicilia per poi espandersi in tutta la Patria,con buona pace dei Neo-Borbonici che al pari dei loro colleghi leghisti non accettano o ignorano la realtà dei fatti : gli italiani ,TUTTI ,erano stanchi degli oppressori stranieri fossero essi spagnoli,austriaci oppure pontifici e quelli che si schierarono con l'oppressore non erano altro che degni eredi di Fabrizio Maramaldo, vigliacci al sevizio del potere desiderosi solo di mantenere i loro privilegi.

Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale



giovedì 18 luglio 2013

Pieve di Ledro

 « Per l'Italia e Garibaldi, avanti ragazzi alla baionetta! »
Capitano Ettore Filippini 2° Reggimento Volontari Italani, Pieve di Ledro 18 luglio 1866

Il 18 luglio 1866 durante la terza guerra d'indipendenza ebbe luogo la Battaglia di Pieve di Ledro  combattuta tra i garibaldini del  2° Reggimento Volontari Italani del tenente colonnello Pietro Spinazzi e gli austriaci  dell'8ª Divisione del generale Von Kuhn.
Come la maggior parte delle battaglie del fronte trentino anche questa fù vinta dai garibaldini che nonostante l'esito disastrosto della guerra negli altri fronti italiani continuavano  imperterriti ad avanzare verso Trento . Dopo questa sconfitta gli austriaci furono costretti a rifugiarsi sui monti attorno alla Valle di Ledro in attesa di subire l'ennesima sconfitta nella  famosa Battaglia di Bezzecca e la conquista di Trento sarà bloccato solo dalla firma dell'Armistizio di Cormons che porterà all'annessione del Veneto al regno d'Italia ma lascierà il Trentino in mano austriaca ancora per 52 anni.
La tenacia di Garibaldi e delle sue truppe ci deve insegnare a non mollare mai anche quando tutto sembra perduto bisogna continuare a fare il proprio dovere , la propria parte solo così si può sperare di cambiare le cose !
“Un giorno scoppiò nella foresta un incendio devastante e tutti gli animali
scapparono. A un tratto il leone, re della foresta, vide che volava un piccolo
colibrì proprio in direzione dell’incendio. Allora, preoccupato, tentò di fermare
l’uccellino per fargli cambiare direzione, ma il colibrì rispose che stava andando
a spegnere l’incendio. Il leone, meravigliato, replicò che era impossibile spegnere
l’incendio con la goccia d’acqua che portava nel becco.
Allora il colibrì, sempre più deciso, disse al re della foresta: “io faccio la mia par-
te, e questo crea la differenza”
Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale


sabato 13 luglio 2013

Figli d'Italia


Il 12 luglio 1916 venivano impiccati nel Castello del Buon Consiglio due patrioti due figli d'Italia nati nelle terre irredente di Trento e Istria!
Entrami di famiglia benestante Battisti e Filzi  naquero nelle ultime terre d'Italia che dopo l'annessione di Roma (20 settembre 1870) erano rimaste in mano austriaca  terre che quindi subirono più di tutte le angherie del barbaro invasore e dove ormai la gente era stanca della presenza austriaca.
In questo contesto si avvicineranno ben presto alla causa italiana molti irredentisti tra cui anche nomi di rilievo come l'avvocato Filzi e soprattutto Cesare Battisti che dal 1911 era deputato austriaco.
Arruolati come volontari negli alpini Filzi e Battisti ebbero i gradi rispettivamente di sottotenente e tenente vennero catturati in seguito alla controffensiva italiana dopo la Strafexpedition austriaca (spedizione punitiva).
Vennero processati sommariamente ,condannati a morte per alto tradimento e giustiziati mediante impiccagione.
Gli austriaci riservarono un trattamento particolarmente brutale e sprezzante per Cesare Battisti in quanto deputato, dopo l'esecuzione il suo corpo venne messo in mostra alla folla dimostrando ancora una volta tutta la loro barbarie.

Le loro figure sono servite d'esempio a intere generazioni d'italiani che amano la propria terra ,i loro nomi rieccheggeranno nell'eternità e in ogni guerra in ogni battaglia loro saranno sempre al fianco di noi italiani perchè chi muore per la Patria ottiene l'immortalità e loro il 12 luglio 1916  non sono morti ma sono sempre in prima linea con chi lotta per l'Italia !!!!

Sottotenente Fabio Filzi
PRESENTE !!!!!

Tenente Cesare Battisti
PRESENTE !!!!

Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale

sabato 6 luglio 2013

Goffredo Mameli

« Alle sette e mezzo antimeridiane del 6 luglio 1849, spirava in Roma all'Ospedale della Trinità dei Pellegrini la grande anima di Goffredo Mameli » Nino Bixio

Componente di una nobile famiglia sarda Goffredo Mameli è stato un poeta,patriota e scrittore italiano, tra i personaggi più noti del Risorgimento e conosciuto soprattutto per aver scritto a soli vent'anni il testo del "Canto degl'Italiani" meglio noto come "Inno di Mameli" inno nazionale della Repubblica Sociale Italiana prima e della Repubblica Italiana poi.
Nel marzo del 1848 alla testa di 300 volontari si recò in aiuto dei milanesi durante le "cinque giornate di Milano" .
Grazie a questa azione verrà arruolato col grado di capitano nell'esercito di Garibaldi.
Dopo l'armistizio di Vignale fù uno dei combattenti della neonata Repubblica Romana nella quale troverà la morte il 6 luglio '49  pochi giorni dopo la resa.
Mameli era un giovane aristocratico che aveva tutto da perdere nell'appoggiare la causa italiana ma questo non lo fermò mai ed è questa la più grande eredità che ci ha lasciato lui ed altri nobili come lui ci sono cose più importanti della ricchezza e della sicurezza e non bisogna aver paura di rischiare come disse Ezra Pound:


Luca Tamburini 
Movimento Sovranità Difesa Sociale

giovedì 4 luglio 2013

Giuseppe Garibaldi

Il 4 luglio 1807 naque Giuseppe Garibaldi uno dei più grandi patrioti e condottieri italiani di tutti i tempi ed  a giusto merito considerato uno dei padri della Patria.

Nato a Nizza da famiglia ligure era il secondo di sei figli ebbe fin da bambino la passione per il mare e a 16 anni s' imbarcò per la prima volta e comincio a girovagare per il mediterraneo entrando in contatto con parecchi rivoluzionari fra cui molti mazziniani che lo avvicinarono alla causa italiana:

«Certo non provò Colombo tanta soddisfazione nella scoperta dell'America, come ne provai io al ritrovare chi s'occupasse della redenzione patria» G. Garibaldi.

Queste frequentazioni lo portarono presto ad essere ricercato e infine all'esilio in sud america dovè combattè in Brasile e in Uruguay nella guerra dei Farrapos ; proprio per aver sposato questa causa oltre oceano Garibaldi sarà noto come l'Eroe dei due mondi.
Nel frattempo però arrivò il 1848 e le sirene della madrepatria si fecero sentire : era la prima guerra di indipendenza!!!
Rientrato in Italia combattè da prima in Lombardia per il governo provvisorio di Milano quindi ad aprile '49  nominato generale di brigata andò a difendere la Repubblica Romana dopo la resa del 2 luglio cercò di raggiungere la Repubblica di San Marco ma venne fermato a Comacchio.
Dovette così riprendere la via del mare e dell'esilio. Ricomincerà a commerciare e girerà il mondo via mare per fare ritorno in Patria nel 1855 quando comprò la prima parte dell'isola di Caprera.
Nonostante fosse repubblicano fino dal '48 appoggiò i Savoia pur con qualche screzio poichè vedeva nella monarchia l'unica possibilità di unione nazionale.
Allo scoppio della seconda guerra d'indipendenza con il grado di maggiore generale fu messo a capo dei Cacciatori delle Alpi che contava 3200 uomini, durante la guerra il carisma di Garibaldi portò numerosi volontari tra le fila dei Cacciatori fino a contare 12.000 soldati .
A guerra finita viste le numerose vittorie riportate sul campo di battaglia gli fu affidata la Spedizione dei Mille composta da reparti dei Cacciatori delle Alpi e da volontari ,la spedizione fu un successo e Garibaldi si apprestava ad invadere lo Stato Pontificio e a prendere Roma ma fu fermato sulla strada per Teano da Re Vittorio Emanuele II.
Desideroso di presentare il progetto di istituzione di una guardia nazionale mobile, si recò a Torino.
Il 18 aprile 1861 giunto alla camera, affermò che il brigantaggio nel mezzogiorno era dovuto in parte allo scioglimento dell'esercito meridionale, avvenuto poco tempo prima, e ne chiedeva la ricostituzione.
Garibaldi ravvisava nel brigantaggio «una questione sociale, la quale non si poteva risolvere col ferro e col fuoco»,individuandone i responsabili nel governo e nella borghesia.
 Amareggiato da questa guerra fratricida, quando gli riferirono che i briganti non accennavano ad arrendersi nonostante le misure drastiche del governo, egli esclamò: «quanto eroismo miseramente sciupato! Cotesti uomini, traviati dal delitto, sarebbero stati soldati valorosi all'appello della patria!».
Nel 1862 provò nuovamente a liberare Roma ma fu fermato sull'Aspromonte dall'esercito piemontese e fù arrestato. Dopo l'amnistia si ritirò a Caprera.
Nel 1866 parteciperà alla terza guerra d'indipendenza come comandante del Corpo Volontari Italiani e anche questa volta la figura di Garibaldi portò un gran numero di volontari dai 15.000 stimati ne arrivarono quasi 40.000 e il fronte del trentino dove combattè Garibaldi fù l'unico in cui il Regno d'Italia ottenne vittorie significative una su tutte la Battaglia di Bezzecca.
Nel 1867 provò nuvamente a liberare Roma ma venne scofitto dalle truppe franco-pontifice a Mentana.
L'ultimo episodio bellico a cui prese parte fu la guerra franco-prussiana combattuta al fianco dei francesi nella speranza di far restituire all'Italia la sua terra natale : la contea di Nizza.
A guerra finita fù eletto all' Assemblea Nazionale di Bordeaux ma quando la popolazione nizzarda si sollevò (vespri nizzardi) la terza repubblica francese reagì con la forza mandando l'esercito.
A seguito di questo fatto a Garibaldi fù negato il permesso di parlare all'Assemblea quindi si dimise in segno di protesta e tornò a Caprera.

"Un uomo, che, facendosi cosmopolita, adotta l'umanità come patria e va ad offrire la spada ed il sangue a ogni popolo che lotta contro la tirannia, è più di un soldato: è un eroe "  Emile Barrault.

Questa  è la frase che spinse sempre Garibaldi a combattere per la libertà ovunque ce ne fosse stato bisogno sacrificò tutto per essa e soprattutto per la sua Patria e non ricevette nè encomi nè emolumenti ufficiali  per questo,ricevette  "solo" l'amore del suo popolo e l'immortalità nella storia d'Italia e del mondo.
"La vera, la sovrana grandezza di Garibaldi è in quel suo carattere di Eroe nazionale nato dal popolo e, in pace e in guerra, sempre rimasto col popolo. Le guerriglie d'America non sono che un preludio. Digione un epilogo. Fra i due periodi giganteggia Garibaldi che ha un solo pensiero, un solo programma, una sola Fede, l'Italia". Benito Mussolini

Giuseppe Garibaldi :
Eroe dei due mondi
Eroe ITALIANO


Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale

martedì 25 giugno 2013

Battaglia di Ponte Caffaro 25 giugno 1866

La battaglia di Ponte Caffaro fu uno scontro della terza guerra di indipendenza italiana combattuto  tra la Lombardia e il Trentino-Alto Adige il 25 giugno 1866 da alcune compagnie del Corpo Volontari Italiani di Garibaldi comandate dal maggiore Nicostrato Castellini  e gli austriaci del reggimento Principe Alberto di Sassonia comandate dal capitano conte Wickenburg.
Come la maggior parte delle battaglie del fronte alpini anche questa fù vinta dalle truppe di Garibaldi e a fine guerra saranno le uniche vittorie riportate dalle truppe italiane . Ieri come oggi gli alti papaveri per superbia o per invidia sprecarono le loro migliori risorse e alla fine quelli che dovevano essere gli ultimi  dovettero andare in soccorso dei primi ma come spesso accadeva ed accade tutt'oggi dopo avergli chiesto l'impossibile gli si sono chiesti anche i miracoli e una volta disperse le forze furono anche loro sconfitti dagli austriaci nella  Battaglia di Vezza d'Oglio.
Solo le truppe guidate direttamente da Garibaldi riuscirono ad invadere con successo il Trentino ma fù bloccato dalla firma dell'armistizio di Cormons.
Mentre l'esercito piemontese inanellò una scofintta dietro l'altra sia per terra che per mare,l'eroe dei due mondi si rivelò ancora una volta un grande stratega ed un condottiero formidabile oltre che un fedele servitore della causa italiana e pur essendo repubblicano obbedì sempre agli ordini impartitegli da Re Vittorio Emanuele II perchè da molto tempo aveva capito che per fare l'Italia bisognava unire e non dividere e la monachia era l'unica possibilità di compiere il processo unitario.
Comunque per nostra fortuna la Prussia con cui eravamo alleati vinse la guerra contro l'Austria ed in questo modo il Veneto a seguito di un plebiscito potè entrare a far parte del Regno d'Italia.

Luca Tamburini
 Movimento Sovranità Difesa Sociale

lunedì 24 giugno 2013

BATTAGLIA DI SOLFERINO E SAN MARTINO

Il 24 giugno 1859 venne combattuta forse la più importante battaglia del  Risorgimento italiano.
Questa battaglia vide contrapposti l'esercito Austriaco da una parte e l'esercito Piemontese e Francese dall'altra . 
Dopo la sconfitta nella prima guerra d'indipendenza ,Camillo Benso conte di Cavour riorganizzò l'esercitò e strinse una serie di alleanze che gli permisero di isolare politicamente l'Impero Austro-Ungarico. 
Fatto stà che con una serie di abili manove Cavour costrinse l'Austria a dichiarare guerra al Piemonte costringendo la Francia ad intervenire per difendere l'alleato attaccato.
La guerra durerà poco più di 2 mesi e culminerà proprio nella battaglia di Solferino e San Martino la guerra si concluderà con l'armistizio di Villafranca con il quale la Francia ,contravvenendo ai patti ,pose fine al conflitto prima che tutto il Lombardo-Veneto fosse liberato dagli Austriaci. Il Regno di Piemonte ottene tutta la Lombardia ma per liberare il Veneto bisognerà aspettare altri 7 anni ed affrontare un altra guerra. Ma sicuramente quel periodo d'attesa aggiunto alla vincente impresa dei mille non fece altro che accrescere la voglia di Italia in tutte le popolazioni del Triveneto che dovettero ancora per anni sopportare le angherie del barbaro invasore!

Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale

domenica 23 giugno 2013

SENSO DEL SACRIFICIO



Il 23 giugno 1819 nasceva Lorenzo Bucci .
Sconosciuto alla maggior parte degli italiani Lorenzo Bucci ,di famiglia nobile della dinastia dei conti degli Atti , combattè durante la prima guerra d'indipendenza soprattutto in Veneto fino all'arruolamento nel febbraio 1849 nella "Legione Italiana" di Giuseppe Garibaldi.
Fù uno dei difensori della Repubblica Romana a inizio giugno '49 fù ferito ad una gamba che gli venne amputata promosso maggiore da Garibaldi mori il 27 dello stesso mese.
Bucci fù uno dei tanti nobili disposti a perdere tutto per fare l'Italia ed è proprio grazie allo sforzo di tutte le classi sociali italiane che lo Stato italiano potè nascere.
Onore a lui è a tutti i soldati caduti per l'Italia sperando che gli italiani di oggi sappiano ritrovare la coesione che ebbero i nostri antenati.
Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale