Visualizzazione post con etichetta Istria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Istria. Mostra tutti i post

venerdì 10 febbraio 2017

Giorno del Ricordo o dell'ipocrisia ?


Oggi è il giorno del Ricordo.

Si ricordano i Martiri di Istria ,Fiume e Dalmazia, ma si continua a sputare sui soldati dell Repubblica Sociale che difesero quelle terre e quelle popolazioni fino all'ultimo giorno e fino all'ultimo uomo;
è il giorno del Ricordo ma ogni istituzione può sentirsi libera di snobbare questo evento contrariamente ad altri tipo 27 gennaio;
si ricordano le foibe ma Pertini rimane per tutti un grande presidente anche se baciò la bara di Tito l'infoibatore;
si ricorda Nazario Sauro da Capodistria come eroe nazionale ma tutti mettono in discussione l'italianità di quelle terre.
Il 10 febbraio è una data importante ma lo era anche prima del 2004, perchè il 10 febbraio 1947 l'Italia perse qelle terre che più tutte le altre sacrificarono sangue per tornare alla Patria e di questo dramma importò solo a pochi oltre a quelli che lo hanno vissuto sulla loro pelle.

Viva 'Italia!!! scrivevano prima di andarsene, e Ritorneremo!! col cuore colmo di tristezza e l'anima sventrata dal dolore.
Onore ai Martiri ed esuli di Istria Fiume e Dalmazia, che per la loro Patria rinunciarono a tutto, alla loro vita e alla loro casa, onore ai combattenti che lottarono per l'italianità di quelle terre e onore a Maria Pasquinelli che giustiziò il Generale inglese De Winton reo di rappresentare gli stati che vollero gettare le nostre terre in pasto al barbaro invasore.

Viva l'Italia e Viva gli italiani almeno quelli che sanno ancora il significato del termine Patria, termine che questo staterello non è degno di rappresentare

Luca Tamburini
Movimento Sovranità e Difesa Sociale

martedì 20 gennaio 2015

Battaglia di Tarnova : l'ultima difesa di Gorizia

Tra il 19 e il 21 gennaio 1945 in provincia di Gorizia ebbe luogo la battaglia di Tarnova dell Selva combattuta dall'esercito della Repubblica Sociale Italiana contro il IX Korpus jugoslavo ed alcuni gruppi partigiani italiani.
Dopo l'8 settembre 1943 con il re in fuga e l'esercito italiano allo sbando, il confine orientale fù la zona più "calda d'Italia" ; i partigiani jugoslavi invasero l'Istria ,Fiume e la Dalmazia ed iniziarono i loro massacri che in un solo mese portarono a centinaia di civili trucidati ; fortunatamente ad ottobre la Wermacht riprese il controllo di tutta la zona che verrà messa sotto amministrazione della Repubblica Sociale nel frattempo però i partigiani titini sotenuti dagli eserciti "alleati"continuarono a prepararsi ed armarsi.
Purtroppo , i tedeschi consideravano il confine orientale italiano un fronte secondario e concentrarono il loro sforzi lungo la linea Gustav prima e sulla Gotica poi ed impedirono all'esercito repubblicano di avere grossi presidi nella Venezia Giulia e gli unici soldati che furono presenti fino all'ultimo giorno di guerra erano i marò della Decima Mas e i bersaglieri dei battaglioni "Mameli" e "Mussolini".
Tarnova fù uno dei tentativi di Tito di sfondare le linee difensive per poter occupare Gorizia e Trieste prima della fine della guerra in quanto quel presidio era il più esiguo e il più isolato di tutto il fronte.
Zara e Fiume erano da poco cadute in mano slava ma, nonostante la guerra volgesse ormai al peggio ,il resto Venezia Giulia era ancora saldamente nelle mani dell'Asse.
Nella notte del 19 gennaio una brigata di oltre mille uomini del IX Korpus attacò i 200 marò del "Fulmine" di stanza a Tarnova che pur dovendo abbandonare le postazioni di difesa e arretrare fino nell'abitato ,resistettero eroicamente all'attacco slavo per ben due giorni fino all'arrivo dei rinforzi italo-tedeschi che ricacciaono le brigate partigiane fuori dai territori dell'Asse.

Tarnova fu un battaglia decisiva per l'italianità  di Gorizia se gli slavi fossero passati ,Gorizia e probabilmente anche Trieste sarebbero inevitabilmente finite sotto la jugoslavia quindi i 200 marò del battaglione "Fulmine" in un rapporto 1 a 5 con un nemico meglio armato salvarono un'importante  pezzo d'Italia infatti, il 24 gennaio a Gorizia, i superstiti del battaglione rientrarono in città accolti da una manifestazione popolare di gioia. e nei giorni successivi i funerali delle vittime furono celebrati solennemente per le vie della città, al cospetto della popolazione.

Qualche storico minimizza l'importanza di questa battaglia e qualcuno adirittura la considera una vittoria jugoslava; beh costoro o mentono sapendo di mentire oppure sono degli ignoranti patentati perchè sappiamo bene che fine ha fatto il confine orientale, ceduto senza motivo con il consenso della Repubblica partigiana e anti-fascista che potè così pagare i presunti danni di guerra, ma è vero anche che tutti i territori che furono occupati a guerra finita cioè Istria,Trieste e Gorizia sperarono fino al 1975 in un ritorno all'Italia mentre quelli persi sul finire del 1944 (Fiume e Zara), a guerra finita erano già irrimediabilmente persi quindi se Gorizia fosse stata occupata nel gennaio 1945 quasi sicuramente oggi sarebbe in Slovenia e non in Italia.
Tra meno di un mese ci sarà il Giorno del Ricordo (10 febbraio) in cui si ricordano gli esuli e tutte le vittime civili dell'odio jugoslavo, quel giorno le istituzioni dovrebbero ricordarsi anche di tutti i combattenti della Repubblica Sociale che soli contro tutti hanno difeso fino alla fine quel pezzo di Patria troppo spesso dimenticato dai libri di storia .


Luca Tamburini
Movimento Sovranità e Difesa Sociale





lunedì 10 novembre 2014

Osimo : il trattato della vergogna

Il 10 novembre 1975 nelle vicinanze di Osimo (An) venne firmato il trattato che pose fine alla questione del confine orientale dell'Italia.
Con questo trattato l'Italia rinuncia definitivamente ai territori italiani dell'Istria (Fiume e Dalmazia erano già definitivamente persi dopo il trattato di Parigi del 1947) ingiustamente sottratti all'Italia alla fine della seconda guerra mondiale.
Venne quindi tracciato il confine definitivo tra Italia e Jugoslavia ; Mariano Rumor a nome della repubblica partigiana e anti-fascista con la sua firma ha regalato terre italiane da millenni al barbaro invasore slavo assassino di migliaia di italiani.
Nessuna sorpresa , le intenzioni del nuovo stato italiano erano state chiare fin dalla fine della guerra, aveva deciso di pagare i danni di guerra rinunciando a una parte del suo territorio e poco importa se quelle erano le terre che avevano pagato un tributo di sangue altissimo per riunirsi alla madrepatria ,questo in uno stato senza valori non contava più .
La distruzione dell'Italia cominciò l'8 settembre 1943 e chi voleva questa distruzione non ha mai smesso di lavorarci e continua ancora oggi .
Il sistema e sempre lo stesso dividere gli italiani fomentando una guerra tra poveri mentre loro continuano a svendere la nostra Patria; è ora di svegliarsi!!
Quando l'Italia sarà rasa al suolo sarà molto più difficile risollevarsi.

Luca Tamburini
Movimento Sovranità e Difesa Sociale

domenica 26 ottobre 2014

Manifestazione a Trieste

Ieri sabato 25 ottobre in occasione dei 60 anni del ritorno di Trieste all'Italia ho partecipato a un corteo organizzato da Trieste Pro Patria in cui si manifestava per la sovranità nazionale e per l'italianità di Trieste e di tutta la Venezia Giulia (Istria ,Fiume e Dalmazia).
La partecipazione è stata numerosa a dimostrazione di quanto sia sentita questa ricorrenza ; decine di camerati di tutte le età hanno sfilato ordinatamente per le vie della città evitando anche di cedere alle provocazioni di compagni e secessionisti del Tlt che non avendo niente di meglio da fare sono venuti a disturbare il normale svolgimento della manifestazione e cosa più grave hanno insultato i manifestanti durante l'unico momento di silenzio della serata : il momento del PRESENTE ai caduti triestini nella rivolta del 5-6 novembre 1953.
Non avevamo dubbi, ma la controparte non si è smentita neanche stavolta non hanno mai avuto rispetto per nessuno che dissenta dalle loro "idee" ,se di idee si può parlare visto che mentre noi andiamo avanti per la nostra strada convinti della bontà e validità dei nostri ideali e non andiamo a disturbare gli eventi altrui; loro fanno solo ostruzionismo poichè sono privi di ideali quindi come disse Virgilio a Dante " Non ti curar di loro ma guarda e passa ".
Un sentito ringraziamento agli amici di Trieste Pro Patria e in particolare al camerata Gabriele Bosazzi dell'Unione Istriani  per l'organizzazione e l'ospitalità ricevuta, continuate così la storia ci darà ragione.
Trieste Pro Partia orgoglio nazionale

Luca Tamburini
Movimento Sovranità e Difesa Sociale

giovedì 1 maggio 2014

Occupazione di Trieste

Il 1° maggio 1945 Trieste, ormai de-militarizzata e con l'esercito tedesco in ritirata , fù occuparta dai partigiani jugoslavi da lì iniziaro i famosi 40 giorni di terrore ; a Trieste gli jugoslavi usarono tutte le  tattiche di terrore, ogni italiano di una qualche importanza venne arrestato. Inoltre i titini assunsero un controllo completo e attuarono la coscrizione degli italiani per il lavoro forzato.
Insomma come già fatto in Istria ,Fiume e Dalmazia , Tito voleva eliminare la componente italiana della città uccidendo gli elementi più importanti e costringendo gli altri ad andarsene .
Per fortuna ciò che con la complicità della Repubblica Italiana gli era riuscito in Istria e Dalmazia non gli riusci a Trieste . Trieste non era isolata l'Italia era a un passo e nonostante gli stupri ,le violenze e gli omicidi l'Italianità della città ebbe il sopravvento e la fortuna le sorrise perchè contrariamente al resto della Venezia Giulia, Trieste fù ritenuta importante da inglesi e americani e fù quindi presto liberata dagli invasori slavi.
Istriani ,fiumani e dalmati non ebbero altrettanta fortuna  in quanto gli "alleati" per non indispettire Stalin avevano già deciso di regalare alla Jugoslavia tutti i territori italiani  dell'adriatico orientale ma questa è storia e non ho nessuna voglia di raccontarla per l'ennesima volta.
Dico solo che oggi 1 maggio non c'è nulla da festeggiare come non c'era nulla da festeggiare il 25 aprile l'unica cosa da ricordare è che il 1° maggio 1945 fù l'ultimo giorno della Repubblica Sociale Italiana poichè dal 2 la Resa di Caserta fù effettiva e così cadde l'ultimo baluardo a difesa dell'Italia.

Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale

lunedì 10 febbraio 2014

OMAGGIO ALLA MIA TERRA L'ISTRIA

ISTRIA,FIUME,DALMAZIA L'ITALIA DIMENTICATA

Si avvicina il 10 febbraio il giorno del ricordo ; dopo la foga dei primi anni in cui fù istituito questo giorno, ormai l'argomento sembra aver perso interesse a livello politico e mediatico visto che anche il compagno Fini ,che fu uno di coloro che promosse l'iniziativa, lo snobba spudoratamente e il tutto si risolverà con le solite ipocrite celebrazioni e le altrettanto ipocrite  parole dell'uomo col pannolone.
Perchè in realtà questo giorno dà ancora molto fastidio alla politica e ancora non si capisce cosa l'abbiano istituito a fare se poi chiunque può permettersi di ripudiarlo, anche pubblicamente, senza subire conseguenze; insomma la questione dei confini orientali non è ancora risolta.
Molti, soprattutto a sinistra, hanno sempre liquidato l'argomento con la solita filastrocca "erano soltanto quattro fascisti", "erano solo degli assassini" e così via , nessuno si è mai soffermato ad analizzare i fatti : in Istria, Fiume e Dalmazia furono assassinate tra le 10000 e le 20000 persone di ogni etnia, credo politico e classe sociale e allo stesso modo l'esodo riguardò tutti gli abitanti della zona che abbandonarono tutto pur di mantenere la cittadinanza italiana. Ma facciamo un passo indietro.
Sull'italianità della Venezia-giulia si è discusso molto a sentire gli slavi soprattutto i croati quelle terre sono sempre appartenute a loro: beh forse dovrebbero studiarsi meglio la storia di quelle terre.L'Istria è stata conquistata dalla Roma repubblicano nel  II secolo a.C. e fù completamente romanizzata già dal I secolo d.C. infatti già nel 27a.c. l'imperatore Augusto spostò i confini dell'Italia fino a comprendere tutta l'Istria e lo stesso imperatore nel suddividere l'Italia in regioni a seconda delle popolazioni che le abitavano mise l'Istria  insieme a tutto l'attuale triveneto.
Dopo la caduta dell'impero d'occidente anche la Venezia-Giulia come il resto dell'impero subì svariate invasioni barbariche che però furono di breve durata e non modificarono le etnie che abitavano la zona che rimase sempre sotto l'influenza dell'impero bizantino fino al X secolo per poi passare sotto la Serenissima fino alla sua caduta nel 1797.
Le prime popolazioni slave arrivarono proprio grazie alla Serenissima che per ripopolare le zone interne rimaste disabitate per carestie e pestilenze fecero emigrare queste genti dalle terre limitrofe; ovviamente la migrazione fu limitata ad alcune zone dell'entroterra che comunque mantenevano una maggioranza italiana mentre le coste invece erano abitate quasi esclusivamente da istro-veneti.
Proprio in questo periodo ci venne lasciato un autorevole attestato d' Italianità niente meno che da Dante Alighieri che ne "La divina commedia" scrive:"Si come ad Arli, ove'l Rodano stagna,Si com' a Pola presso del Quarnaro,Ch'Italia chiude, ei suoi termini bagna ", facendo capire anzitutto che l'Italia non era un'espressione geografica ma una nazione con solide fondamenta e che l'Istria faceva parte di questa nazione indicando Pola come confine orientale dell'Italia.
Anche grazie alla stabilità politica portata dalla Serenissima la convivenza tra slavi e italiani è stata pacifica per secoli fino all'arrivo degli austriaci.
Infatti Venezia cadde per mano di Napoleone ma la parentesi francese fù molto breve e venne ceduta all'Impero Austriaco e qui cominciarono i problemi:
gli austriaci non vedevano di buon occhio l'egemonia italiana della Venezia-Giulia e da subito cercarono di destabilizzare la zona per controllarla meglio vennero effetuate migrazioni forzate di popolazioni slave in massa verso i territori italiani costringendo molti italiani a cambiare aria con la forza, l'Imperatore nominò nella zona solo vescovi slavi insomma tutta una serie di azioni volte a de-italianizzare la Venezia-Giulia; purtroppo questa azione fu abbastanza efficace in Dalmazia dove gli Italiani pur rimanendo l'etnia prevalente arrivavano ad 1/4 massimo 1/3 del totale ,il resto erano minoranze di slavi, greci, austriaci, albanesi e turchi quindi l'invasione attuata dall'Austria convinse molti italiani a spostarsi o sulla penisola o più a nord a Fiume o in Istria o a Venezia.
Come dicevo queste migrazioni sortirono l'effetto sperato solo in parte in Dalmazia poichè a Fiume, Zara e nell'Istria fino al 1945 la popolazione italiana sarà sempre predominante soprattutto sulle coste.
In questo periodo si pongono le basi per i fatti che avverranno dopo la seconda guerra mondiale ; infatti le politiche austriache danno luogo a molti scontri tra italiani e slavi fomentati soprattutto non tanto dagli slavi che abitavano li da generazioni ma da quelli appena arrivati che ,come gli attuali immigrati, puntavano a prendere il posto degli italiani ottenendone i beni e le terre come fosse un loro diritto sacrosanto e nel giro di pochi anni l’astio coinvolse anche coloro che volevano convivere pacificamente.
In tutta Italia intanto stava iniziando il Risorgimento e con esso iniziava anche il fenomeno dell’irredentismo ; insomma stava nascendo una coscienza collettiva in tutti gli italiani un’unica volontà : quella di riunire l’Italia.
L’instabilità della Lombardia e del Triveneto allentarono la morsa austriaca sulla Venezia-Giulia che rimase in una situazione di stallo fino al 1914.
Allo scoppio della guerra, causato proprio da quegli stessi slavi di cui l’Impero voleva servirsi per i suoi loschi scopi, l’Italia rimase neutrale fino patto di Londra con il quale l’Italia scioglieva i suoi impegni con Austria e Germania per allearsi con Francia, Inghilterra e Russia contro Austria, Germania e Turchia in cambio l’Italia doveva ottenere le terre irredente cioè quei territori italiani ancora sotto dominio austriaco :Trentino,  Trieste, Istria, Fiume e Dalmazia.
A guerra finita i patti non furono rispettati, e all’Italia vennero negati Fiume e la Dalmazia.Così D’Annunzio iniziò l’Impresa di Fiume ma la sua reggenza fù interrotta dai bombardamenti italiani nel Natale 1920. Sarà il Duce a restituire all’Italia Fiume e Zara nel 1924 con il Trattato di Roma.
A onor del vero bisogna ammettere che negli anni venti iniziarono le prime rese dei conti tra italiani e slavi con pestaggi e prepotenze di vario tipo ma contrariamente a quanto dicono alcune fonti storiche di dubbia provenienza l’Italia non privò mai le popolazioni slave dei loro diritti fondamentali e non vi fù mai nessun tentativo di liberarsi delle popolazioni slave né con le buone né con le cattive come si suol dire e nelle scuole italiane vi erano bambini di tutte le etnie ,basti pensare che Giacomo Vuxani, vice-prefetto di Zara nel’44 era italo-albanese.
Inizia la seconda guerra mondiale, nel ’41 Italia e Germania invadono la Jugoslavia, dove i popoli slavi si divisero in due i partigiani e i filo tedeschi e sui balcani si consumarono i più brutali combattimenti e rappresaglie di tutta la guerra ai quali parteciparono sicuramente gli italiani e i tedeschi ma nella maggioranza furono scontri fratricidi avvenuti tra gli Ustacia croati di Pavelic e i partigiani comunisti di Tito e i cetnici Mihailović.
E così arriviamo all’8 settembre 1943 con l’esercito italiano allo sbando e quello tedesco che si stava riorganizzando gli slavi iniziarono i primi omicidi a sangue freddo venivano prelevate tutte le persone in vista del posto ,indipendentemente dalla razza ,credo politico e ceto sociale, e a seconda della zona venivano legate a due a due e gettati in mare o nelle famose cavità carsiche chiamate foibe.
In un solo mese di rastrellamenti assassinarono centinaia di persone finchè i tedeschi non ripresero il controllo della zona a fine ottobre.
Purtroppo il peggio deve ancora venire finita la guerra inizia il calvario per gli italiani della Venezia-Giulia; ora a essere rastrellati non sono più le persone in vista del paese o della città ma qualunque cittadino italiano che non accetti di cedere tutti i suoi beni e la sua cittadinanza allo stato jugoslavo ,tutti i funzionari pubblici tutte le forze dell’ordine i reduci della Grande guerra persino dei partigiani che combatterono per l’italianità dell’Istria e in generale chiunque non volesse collaborare se non riusciva a scappare o veniva ucciso o finiva nei campi di concentramento. In questo clima di terrore gli italiani cominciarono l’esodo ,lasciarono tutto pur di non rinunciare alla loro italianità.
In tutta la Venezia-Giulia tra il ’45 e il’54 furono uccisi oppure scomparvero da un minimo di 10 mila a un massimo di 20 mila italiani e 350 mila presero la via dell’esodo; emblematico è il caso di Pola dopo la firma del trattato di Parigi in cui tutta l’Istria ,Fiume e la Dalmazia vennero ceduti alla Jugoslavia nel giro di una settimana 28 mila polesani su 31 mila lasciarono Pola per non tornarvi più.
A confermare la ferma volontà da parte di Tito di fare pulizia etnica ci sono le parole del suo braccio destro Milovan Gilas :  « Nel 1945 io e Kardelj fummo mandati da Tito in Istria a organizzare la propaganda antitaliana. Si trattava di dimostrare alle autorità alleate che quelle terre erano jugoslave e non italiane. Certo che non era vero. Ma bisognava indurre tutti gli italiani ad andar via con pressioni di ogni tipo. E così fu fatto »
Questa è la storia della Venezia-giulia una storia millenaria di una terra italiana nel profondo che è stata e che viene continuamente messa in discussione per opportunismo politico.
Chi sostiene la non-italianità della regione o è un bugiardo o è un ignorante in entrambi i casi dovrebbe vergognarsi ma noi non dobbiamo curarci di costoro come diceva Dante “non ti curar di loro ma guarda e passa” perché niente è più bello della verità .
Ce l’hanno messa tutta per cancellare l’italianità di quelle terre ma non ci sono ancora riusciti: hanno proibito l’insegnamento dell’italiano ma la gente parla ancora il dialetto istriano e canta ancora le canzoni popolari di allora, hanno profanato le tombe degli italiani ma ce le siamo portate via e il loro ricordo non si è cancellato , hanno distrutto i monumenti e le statue italiane ma l’arena romana di pola e l’arco di trionfo sono ancora lì a testimoniare l’italianità della città, a Spalato la porta aurea e il palazzo di Diocleziano sono ancora in piedi, il leone di San Marco sigilla ancora tutti i palazzi ducali e le piazze della costa, Ragusa non è cambiata di una virgola e alla fine hanno quasi raso al suolo Zara ma dalle macerie sono stati scoperti dei reperti romani sconosciuti sino ad allora.
Mettetevi l’animo in pace anti-italiani la storia quella vera non si cancella neanche con le bombe ‘perché in Istria, Fiume e Dalmazia anche le pietre parlano italiano speriamo solo che ci siano ancora italiani in grado di ascoltarle.                                         

Luca Tamburini ,nipote e figlio di esuli istriani
Movimento Sovranità Difesa Sociale

domenica 18 agosto 2013

LA STRAGE DI VERGAROLLLA



Il 18 agosto 1946 a Pola ,la spiaggia di Vergarolla fù luogo di un'attentato terroristico in cui morirono più di 100 persone di cui solo 64 identificate.
In quel periodo, mentre il resto dell'Istria era controllato dai titini, Pola era l'unica città dell'Istria amministrata dagli inglesi e quindi  in attesa degli esiti della Conferenza di Pace di Parigi ,Pola godeva di una relativa tranquillità non essendo sottoposta alle angherie slave che già avevano fatto scappare una parte degli istriani.
In questo contesto si colloca l'attentato ,Tito non poteva permettere che il capolugo dell'Istria,abitato quasi esclusivamente da italiani , non subisse la repressione in atto nel resto della regione e incaricò l'OZNA ,la polizia segreta jugoslava,di infiltrarsi anche a Pola.
Il giorno dell'esplosione sulla spiaggia si stava svolgendo la competizione sportiva detta “Coppa Scarioni”,era organizzata dalla società nautica Pietas Julia,attiva dal 1886 in campo sia sportivo che patriottico e fin dall'inizio osteggiata dagli austriaci e dai loro tirapiedi slavi .
Quindi oltre che per il numero di morti prodotti, questa strage ebbe una forte valenza simbolica e colpi la cittadinanza polesana dritto al cuore e ai funerali cui partecipò tutta la città si cominciò a percepire l'altra tragedia che stava per avvenire : l'esodo .
L'ospedale cittadino divenne il luogo principale della raccolta dei feriti: nell'opera di assistenza medica si distinse in particolar modo il dottor Geppino Micheletti, che nonostante avesse perso nell'esplosione i figli Carlo e Renzo, di 9 e 6 anni, per più di 24 ore consecutive non lasciò il suo posto di lavoro
La strage fù considerata per molti anni un incidente teoria subito scartata dalle autorità locali ,in quanto sulla spiaggia erano si presenti mine belliche che però erano state accuratamente disinnescate e il Capitano Raiola affermò che, senza il collegamento di un nuovo innesco, l'esplosione sarebbe stata impossibile e anche ammettendo un errore umano, pare assai strano che la deflagrazione sia avvenuta proprio in una giornata simile, dopo che le mine erano rimaste inerti ed abbandonate per tanti mesi .
Le indagini inglesi ma anche italiane appureranno sin da subito il coinvolgimento dell'ozna nell'attentato ma nessuno ne fece mai menzione nè in Italia nè in Inghilterra in quanto alla Conferenza di Parigi ,con il benestare del governo italiano,avevano già deciso di cedere tutta l'Istria allo stato Jugoslavo e infisciandone del tanto acclamato principio di autodeterminazione dei popoli decisero che quelle terre andavano consegnate alla minoranza della popolazione che oltretutto si era macchiata di crimini di ogni tipo.
Il resto è storia alla firma del Trattato di pace un ultimo sussulto dell'Istria italiana arrivò da Maria Pasquinelli che giustiziò W. De Winton il comandante della guarnigione britannica di Pola come gesto di ribbellione a quell'ingiusto trattato ma dopo questo fatto  comincio l'esodo anche da Pola e 28.000 abitanti su 31.000 lasciarono la città nel giro di poche settimane portandosi via anche le spoglie di Nazario Sauro,Giovanni Grion e altri patrioti istriani.
Da parecchi anni, presso il cippo a lato del Duomo di Pola, la ricorrenza viene celebrata dalla locale rappresentanza dei “rimasti” (Comunità degli Italiani di Pola) assieme ad una delegazione di esuli (Libero Comune di Pola e Circolo Istria), che però non trova l'approvazione di tutti gli esuli che in contrasto con i "rimasti" preferiscono trovarsi a Trieste, presso il cippo di San Giusto.
La cosa triste è che ancora una volta noi italiani non riusciamo ad essere uniti nemmeno di fronte a una simile tragedia forse,e questo vale non solo in questo caso, sarebbe ora di mettere da parte rancori e personalismi  e ricominciare a sentirci popolo le divisioni non faranno alto che portarci sempre più verso il baratro.

Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale

sabato 10 agosto 2013

Nazario Sauro

Il 10 agosto 1916 nelle carceri militari di Pola ,fu giustiziato per alto tradimento dall'Austria-Ungheria Nazario Sauro patriota,irredentista e militare italiano, tenente di vascello della Regia Marina nel primo conflitto mondiale e Medaglia d'oro al valor militare alla memoria .



Nato a Capodistria Nazario Sauro intraprese sin da adolescente la professione di marinaio diventando capitano di una nave mercantile a soli vent'anni ; a causa del suo lavoro viaggiò molto lungo l'Adriatico specialmente sulla costa istriana e dalmata ; sposò ben presto la causa dell'irredentismo,fornì inoltre armi e viveri agli albanesi che lottavano per l'indipendenza dall'Impero Ottomano.
Nel 1914 allo scoppio della guerra andò a Venezia per sostenere l'entrata in guerra dell'Italia contro l'Impero austro-ungarico
Con l’entrata in guerra dell’Italia, Sauro si arruolò volontario nella Regia Marina e venne assegnato come pilota su unità siluranti di superficie e subacquee.
Fù catturato il 30 luglio durante un'incursione su Fiume  dove la sua unità a causa della forte corrente si era andata ad incagliare sugli scogli.
Fù riconosciuto da alcuni suoi compaesani e per effettuare il riconoscimento gli austriaci non si fecero nessuno scrupolo e si servirono persino della madre che pur salvargli la vita negò di conoscerlo ma fù decisiva la testimonianza di suo cognato maresciallo della Guardia di Finanza austriaca. Processato nel tribunale della Marina austriaca di Pola fù condannato alla pena di morte per alto tradimento mediante impiccagione.
Il 10 agosto 1916 Nazario Sauro sali al patibolo innalzato dagli scherani degli Asburgo nel cortile delle carceri di Pola. Prima di porgere il collo al boia, Nazario Satiro gridò con voce possente: "Viva l'Italia , Morte all'Austria" Ripeté il suo grido per ben tre volte e serenamente si preparò a morire.
Così, fieramente, si concluse la vita di uno dei più grandi Martiri dell’Irredentismo italiano, queste le ultime frasi scitte al figlio Nino:
" Caro Nino,
Tu forse comprendi od altrimenti comprenderai fra qualche anno quale era il mio dovere d'italiano. Diedi a te, a Libero ad Anita a Italo ad Albania nomi di libertà, ma non solo sulla carta; questi nomi avevano bisogno del suggello ed il mio giuramento l'ho mantenuto. Io muoio col solo dispiacere di privare i miei carissimi e buonissimi figli del loro amato padre, ma vi viene in aiuto la Patria che è il plurale di padre, e su questa patria, giura o Nino, e farai giurare ai tuoi fratelli quando avranno l'età per ben comprendere, che sarete sempre, ovunque e prima di tutto italiani! I miei baci e la mia benedizione,Papà.
Dà un bacio a mia mamma che è quella che più di tutti soffrirà per me, amate vostra madre! e porta il mio saluto a mio padre. "
Talmente amò l'Italia da donare tutto se stesso , nemmeno la morte potè spaventarlo poichè nessuno muore quando combatte per la Patria e da Capodistria a Ragusa , da Nizza a Trieste e  dal Brennero a Lampedusa riecheggia il suo nome :
Tenente Nazario Sauro
PRESENTE !!!!!

Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale

venerdì 2 agosto 2013

Ipparco Baccich

Il 2 agosto 1890 a Fiume ,nacque Ipparco Baccich militare e irredentista patriota italiano.
Appartenendo ad una nota famiglia di patrioti fiumani,seguì presto le orme dei genitori e dei fratelli maggiori e  ancora studente fu fra i fondatori della Giovane Fiume , associazione irredentista operante in città.
Nel 1912 disertò il servizio di leva austro-ungarico che gli costerà nel 1914 la condanna a morte in contumacia e all'entrata in guerra dell'Italia si arruola volontario nei Bersaglieri insieme ai fratelli Icilio e Iti.
Falciato dalle mitragliatrici austriache cadde sul monte Veliki Hribak del Carso il 12 ottobre 1916, col grado di tenente ,al comando del terzo battaglione del 77° Reggimento Fanteria.
Dopo la guerra si susseguirono numerose iniziative in suo onore: una delle compagnie dei volontari fiumani di D'Annunzio fu chiamata "Ipparco Baccich", e successivamente all'annessione di Fiume all'Italia il suo nome - unitamente ad altri volontari fiumani caduti e decorati come Annibale Noferi, Mario Angheben e Vittorio De Marco - fu inserito nel grande monumento ai caduti che venne eretto in città in cima al Molo San Marco.
La storia ne ricorda solo una parte ma Baccich fù uno dei tanti patrioti di Istria,Fiume e Dalmazia che diedero la vita per riportare la loro terra tra le braccia della madrepatria dopo gli avvenimenti della seconda guerra mondiale verrebbe da dire che si sono sacrificati invano ma dire questo sarebe un peccato mortale perchè loro hanno scelto la via della patria e dell'onore , hanno combattuto per l'italianità della loro Terra e nonostante dei politici indegn, anche italiani abbiano ceduto le loro terre a gente che non ha mai avuto nessun diritto di averla la loro italianità è ancora viva perchè la terra è più forte degli uomini  e non accetterà per sempre di essere calpestata da dei barbari che non le portano nessun rispetto e non sono figli suoi.
Riposa in pace Tenente Baccich
Presto o tardi
                      RITORNEREMO
Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale

sabato 27 luglio 2013

Carlo Combi

Il 27 luglio 1827 a Capodistria nacque Carlo Combi insegnante, patriota e irredentista istriano.
Figlio dell'avvocato Francesco ,che fù anche Podestà di Capodistria dal '48 al '66, Carlo concluse il ginnasio latino-tedesco nel '44 a Trieste e si iscrisse all'università agli studi politico-legali a Padova.
Nel 1848 andò a Milano in seguito ai moti rivoluzionari e  collaborò con alcuni giornali patriottici della città. Dopo la prima guerra d'indipendenza si rifugiò a Genova dove nell'agosto del 1850 si laureò in legge.
Dopo aver rifiutato un incarico di assistente di filosofia a Padova per non giurare fedeltà al governo austriaco ,nel '51 tornò in Istria , iniziò la pratica d'avvocatura nello studio del padre e collaborò cono i giornali  Popolano dell'Istria di Trieste  e all'Eco di Fiume.
 Nell'autunno del 1856 cominciò l'insegnamento di lettere italiane e storia nel liceo di Capodistria, e nei tre anni successivi si fece iniziatore d'una importante strenna annuale, redigendone articoli di storia: la Porta orientale (Fiume 1857-59).
Iniziata l'attività politica gli fù ben presto revocato l'incarico al liceo piochè in quei giorni promosse l'iniziativa dell'unione amministrativa dell'Istria al Veneto col preciso intento si seguire il Veneto nell'adesione al Regno d'Italia che ,nonostante l'armistizio di Villafranca, era ormai prossima.
Strinse legami con patrioti e politici sia in Istria che in tutto il Regno d'Italia e continuo le sue pubblicazioni alcune in anonimo per la loro natura sovversiva e altre firmate .
In particolare pubblicò uno studio su La frontiera orientale d'Italia e la sua importanza diede informazioni precise sulle condizioni dell'Istria e sulle aspirazioni nazionali unitarie sono negli scritti di questi anni: l'ampia monografia L'Istria e le Alpi Giulie pubblicata in parte sull'Annuario statistico italiano (II, Torino 1864), il monumentale e tuttora utile Saggio di bibliografia istriana (Capodistria 1864), la raccolta delle Poesie e prose di M. Fachinetti con una introduzione biografica (Capodistria 1865), lo studio pubblicato anonimo sull'Importanza della Alpe Giulia e dell'Istria per la difesa dell'Italia orientale, sulla Rivista contemporanea di Torino (aprile 1866).
Nel giugno del 1866 ,poco prima dello scoppio della terza guerra d'indipendenza ,venne messo al bando dalle autorità austriache e lasciò l'Istria mettendosi subito a disposizione del governo italiano, che aiutò come informatore e profondo conoscitore della Venezia-Giulia.
Finita la guerra e perse le speranze di annessione ell'Istria il Combi si trasferì definitivamente a Venezia dove continuò a lavorare e scrivere sull'italianità della sua terra ,nel 1869 fù raggiunto dal padre anch'egli espulso per attività patriottica.
Nel 1882 la morte di Garibaldi portò scoraggiamento degli italiani delle terre irredente che avevano riposto in Garibaldi le loro speranze e cò spinse il Combi ad intensificare la sua attività fù sostenitore di Guglielmo Oberdan e successivamente si schierò contro l'estradizione all'Austria dei suoi compagni di congiura , e nell'84 sostenne il comitato promotore della fondazione della Società istriana di archeologia e storia patria.
 Morì a Venezia l'11 sett. 1884. Le autorità austriache proibirono la celebrazione delle esequie predisposta il 18 seguente nel duomo di Capodistria che si svolse quindi a Venezia. DaVenezia i suoi resti e quelli dei familiari saranno traslati a Capodistria nel maggio 1934.
Carlo Combi fece arte di quella schiera di nobili e intellettuali che lavorarono strenuamente per l'unità d'Italia forse non avrà mai rischiato la vista, non avrà mai combattuto in prima linea durante le guerre ma senza la sua attività e quella di molti altri come lui l'unità d'Italia non sarebbe stata possibile la loro capacità di infondere nella gente il senso della Patria e di farlo conoscere anche al resto del mondo è stato indispensabile le guerre non si vincono solo sul campo di battaglia e ognuno ha il compito adatto alla sua persona e tutti i patrioti l'hanno svolto al meglio qualcuno è morto per questo qualcun altro no ,ma nessuno muore quando combatte par la Patria perchè sono tutti presenti a godersi il frutto del loro sacrificio e quando la Patria sarà di nuovo minacciata saranno loro a sunare la carica e sono sicuro che al momento giusto gli italiani non si tireranno indietro.

Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale

sabato 13 luglio 2013

Figli d'Italia


Il 12 luglio 1916 venivano impiccati nel Castello del Buon Consiglio due patrioti due figli d'Italia nati nelle terre irredente di Trento e Istria!
Entrami di famiglia benestante Battisti e Filzi  naquero nelle ultime terre d'Italia che dopo l'annessione di Roma (20 settembre 1870) erano rimaste in mano austriaca  terre che quindi subirono più di tutte le angherie del barbaro invasore e dove ormai la gente era stanca della presenza austriaca.
In questo contesto si avvicineranno ben presto alla causa italiana molti irredentisti tra cui anche nomi di rilievo come l'avvocato Filzi e soprattutto Cesare Battisti che dal 1911 era deputato austriaco.
Arruolati come volontari negli alpini Filzi e Battisti ebbero i gradi rispettivamente di sottotenente e tenente vennero catturati in seguito alla controffensiva italiana dopo la Strafexpedition austriaca (spedizione punitiva).
Vennero processati sommariamente ,condannati a morte per alto tradimento e giustiziati mediante impiccagione.
Gli austriaci riservarono un trattamento particolarmente brutale e sprezzante per Cesare Battisti in quanto deputato, dopo l'esecuzione il suo corpo venne messo in mostra alla folla dimostrando ancora una volta tutta la loro barbarie.

Le loro figure sono servite d'esempio a intere generazioni d'italiani che amano la propria terra ,i loro nomi rieccheggeranno nell'eternità e in ogni guerra in ogni battaglia loro saranno sempre al fianco di noi italiani perchè chi muore per la Patria ottiene l'immortalità e loro il 12 luglio 1916  non sono morti ma sono sempre in prima linea con chi lotta per l'Italia !!!!

Sottotenente Fabio Filzi
PRESENTE !!!!!

Tenente Cesare Battisti
PRESENTE !!!!

Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale

giovedì 4 luglio 2013

Maria Pasquinelli

« Mi ribello, col fermo proposito di colpire a morte chi ha la sventura di rappresentarli, ai Quattro Grandi i quali, alla Conferenza di Parigi, in oltraggio ai sensi di giustizia, di umanità e di saggezza politica, hanno deciso di strappare ancora una volta dal grembo materno le terre più sacre d'Italia, condannandole o agli esperimenti di una novella Danzica o con la più fredda consapevolezza, che è correità, al giogo jugoslavo, sinonimo per la nostra gente indomabilmente italiana, di morte in foiba, di deportazioni, di esilio. » (Dalla lettera di rivendicazione trovato indosso alla Pasquinelli)

Il 4 luglio 2013 si è spenta Maria Pasquinelli l'insegnante italiana che il 10 febbraio 1947 a Pola uccise il generale W. De Winton massima autorita della città  a seguito della cessione della città di Pola alla Jugoslavia.

Allo scoppio della guerra si arruolò come crocerossina in Libia.
L''8 settembre 1943 si trovava  a Spalato come insegnare italiano e assistette all'occupazione slava della città ,arrestata ebbe salva la vita grazie all'esercito tedesco che occupò la città il 27 settembre e aiutò le autorità nell'estrazione di 106 cadaveri da una fossa comune.
Dal primo novembre si trasferì a Trieste comincio a raccogliere i dati sulle atrocità e sevizie titine con l'obbiettivo di informare sia il regno del sud , sia la Repubblica Sociale di cosa erano realmente capaci e di cosa sarebbe successo se l'Istria e la Dalmazia fosse cadute di nuovo in mano jugoslava.
Collaborò con la Flottiglia MAS ,da cui fu inviata sotto copertura, ma anche col CLN col proposito di costituire un blocco per la difesa dell'italianità nel confine orientale.

All'uccisione del generale  W. De Winton la Pasquinelli venne processata e condannata a morte ; dopo la lettura della sentenza all'invito rivoltole dalla Corte ad appellarsi entro trenta giorni, Pasquinelli rispose:
 « Ringrazio la Corte per le cortesie usatemi, ma fin d'ora dichiaro che mai firmerò la domanda di grazia agli oppressori della mia terra. »
Il giorno seguente Trieste fu inondata da una pioggia di manifestini tricolori sui quali era scritto:
 « Dal pantano è nato un fiore, Maria Pasquinelli . Viva l'Italia »
Ora quel fiore si è spento riposa in pace Maria Pasquinelli rimarrai sempre nel cuore di tutti gli italiani che non si arresero al nemico e soprattutto nel cuore degli istriani e dei loro discendenti, in quei terribili momenti per la Venezia-Giulia tu fosti tra i pochissimi connazionali che dimostrarono di avere a cuore le sorti della nostra terra.

Maria Pasquinelli
PRESENTE !!!!!

Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale