giovedì 31 dicembre 2015

Tesseramento 2015

Oggi si conclude ufficialmente il Tesseramento 2015 del Movimento Sovranità e Difesa Sociale
(Fed. Verona) .
E' stato un anno molto intenso per il Movimento con qualche delusione ma anche molte soddisfazioni molta gente si è avvicinata alla nostra comunità e molti camerati delusi hanno riscoperto la voglia di fare politica tra la gente e per la gente i numeri rimangono esigui ma ci stiamo facendo spazio.
Come abbiamo visto a Rivoli V.se la gente è stanca dei vecchi politici e se gente decisa e onesta come noi chiede fiducia spesso la ottiene anche dagli sconosciuti.
L'anno che arriva sarà pieno di impegni per dirigenti e militanti siamo pochi ma siamo "pericolosi" e sono sicuro che il 2016 sarà un anno pieno di soddisfazioni, i tesserati sono aumentati molto dall'anno scorso e siamo riusciti a coprire gran parte della zona Baldo-Garda dove abbiamo tesserati nei comuni di : Bardolino, Ferrara di Monte Baldo, Cavaion V.se, Rivoli V.se, Costermano, Garda, Caprino V.se, Pastrengo, Castelnuovo D/G, Affi, Lazise, Bussolengo e Negrar.
Come detto prima al momento siamo presenti quasi esclusivamente nella zona Baldo-Garda il resto della provincia dovrà aspettare in quanto noi riteniamo che la politica vada fatta sul territorio e quindi iniziamo a lavorare dove conosciamo bene il territorio e dove abbiamo gli uomini ,sono sicuro che anche nel resto della provincia si accorgeranno del nostro lavoro ed allora la "conquista" di altri territori sarà spontanea e non forzata come fanno altri partiti politici.
La politica locale e nazionale non ha bisogno di nuovi programmi ha bisogno di uomini nuovi e a Verona e provincia gli uomini nuovi siamo noi.
Auguro un felice anno nuovo a tutti i camerati vicini e lontani e a tutti i dirigenti, amici e militanti del Movimento Sovranità e Difesa Sociale in alto i cuori e sempre avanti.

Luca Tamburini
Segretario provinciale Movimento Sovranità e Difesa Sociale

sabato 23 maggio 2015

Strada Graziani

Mercoledì 20 maggio a Verona si è tenuto il Consiglio Provinciale dove all'ordine del giorno c'era anche la riapertura della strada provinciale n.° 8 : la famosa Strada Graziani.
Finalmente questa strada d'importanza vitale per il Baldo sarà riaperta ; si dovrà ancora attendere qualche mese per le solite lungaggini burocratiche ma adesso è ufficiale i soldi ci sono e i lavori cominceranno a settembre, massimo ottobre e saranno conclusi entro un mese .
La stagione invernale insomma comincerà (tempo permettendo) con una viabilità sicuramente migliore.
Dopo tre lunghi anni di attesa gli organi competenti hanno deciso di muoversi meglio tardi che mai ora rimaniamo in attesa, sperando che non sorgano altri problemi che ne rallentino la riapertura ma siamo sicuri non ce ne saranno.
Di solito si finisce ringraziano gli addetti ai lavori ma dopo tre anni di chiusura i ringraziamenti mi sembrerebbero fuori luogo .
Ringrazio solo i cittadini di Ferrara di Monte Baldo per i sacrifici fatti e per la pazienza avuta ; un'ultimo sforzo ferraresi forse è la volta buona.

Luca Tamburini
Movimento Sovranità e Difesa Sociale

mercoledì 6 maggio 2015

Generale Graziani : " L'Eroe del Pasubio"


Il Generale Andrea Graziani nacque a Bardolino  il 15 luglio 1864.
A 17 anni fu ammesso alla Scuola Militare e fece ben presto carriera.
Nel 1883 come sottotenente fu di stanza in africa orientale col III° Battaglione d'Africa durante la colonizzazione dell'Eritrea per poi passare alla scuola di guerra.
Sia in pace che in guerra diede prova di coraggio, abnegazione e sangue freddo .
Nel 1906 a Treviso mise a rischio la sua incolumità per fermare dei cavalli imbizzarriti attaccati ad una carrozza ; nel 1908 si trovava a Messina durante il famoso terremoto e  si distinse per l'organizzazione dei soccorsi per lo sgombero e per la ricostruzione .
Il Maggiore Graziani nella zona terremotata si dimostrò impareggiabile per intelligente attività nel gestire l'emergenza tanto che il Consiglio Comunale di Messina gli conferì la cittadinanza onoraria della città.
Pochi mesi prima della guerra durante il terremoto di Avezzano riconfermò la sua capacità di organizzatore nell’opera di salvataggio e ricostruzione e  in soli 45 giorni  i 12 paesi della zona erano completamente baraccati con forni e botteghe ricostruite.
Promosso generale a capo della I^ Armata ,durante una battaglia sugli altopiani davanti a Folgaria Graziani fù ferito ad una gamba ma nonstante ciò non volle lasciare il campo di battaglia e guidò all'assalto i due battaglioni che in mancanza di ordini non sarebbero  riusciti a sfruttare il momento favorevole, completando così la vittoria conquistando Bocca Vall'Orsara (Folgaria) .
Durante la convalescenza continuò a girare il fronte in  auto per tener sotto controllo la situazione e per far sentire alle truppe la vicinanza del loro comandante.
Ma le imprese che lo renderanno famoso saranno al comando della 44^ Divisione che riuscì a tenere saldamente il fronte del Pasubio sia durante la Strafexpedition che durante tutta la durata del conflitto ; l'aggressività della 44^ Divisione era particolarmente temuta dagli austriaci e grazie a queste battaglie Graziani divenne famoso come l'"Eroe del Pasubio" e  gli valse una Medaglia d'Argento al valor militare.
Il suo ordine del giorno del 3 luglio 1916 enucia :

ALLE TRUPPE DEL MONTE PASUBIO
VORREI BACIARE UNO AD UNO TUTTI VOI – UFFICIALI, GRADUATI DI TRUPPA, SOLDATI – VALOROSISSIMI DIFENSORI DEL MONTE PASUBIO. PERCHE’ TUTTI SAPPIATE LA RICONOSCENZA DEGL’ITALIANI PER IL GRANDE RISULTATO CHE IL VOSTRO SACRIFICIO DEI GIORNI 1 E 2 LUGLIO HA DATO ALLA SALVEZZA DELLA PATRIA.
IL NEMICO ERA AD UN PASSO DALLE “PORTE” CREDEVA ESSERSELE APERTE COL TERRIBILE
BOMBARDAMENTO CON CUI VI HA SFRAGELLATO PER TANTE ORE. – MA NON HA VALUTATO CHE FRA LUI E LE “PORTE” STAVANO I FIGLI D’ITALIA IN TALUNI TRATTI POCHI SUPERSTITI – MA TUTTI DECISI A MORIRE SUL POSTO PER NON LASCIARLO PASSARE
LA VOSTRA EROICA RESISTENZA HA DATO TEMPO AI COMPAGNI CHE COMBATTEVANO VITTORIOSAMENTE NELLE VALLI VICINE DI ACCORRERE IN VOSTRO AIUTO PRIME CHE NEANCHE UN METRO DELLA LINEA DI DIFESA CADESSE NELLE MANI DELL’ODIATO NEMICO.CON SOLDATI COME VOI LA VITTORIA CI ACCOMPAGNERA’ SEMPRE, E SON SICURO DI PORTARE LA NOSTRA BANDIERA A QUEI MONTI DEL TRENTINO DOVE ABITANO I PIU’ LONTANI ITALIANI, LA DOVE NASCONO LE ACQUE CHE SCENDONO AI NOSTRI MARI.
EVVIVA L’ITALIA! EVVIVA IL RE!

Dalla 44^ Divisione passò al comando della 33^ e mantenne l’occupazione di uno dei più tormentati settori carsici, il  Generale, durante una vittoriosa offensiva sul Carso , diede in quattro giorni di accanita battaglia  esempio di valore personale alle sue truppe, dividendo con esse, fino alle linee più avanzate, le fatiche ed i pericoli della lotta.
Dopo la Disfatta di Caporetto il generale dovette affrontare l'emergenza delle popolazioni sfollare e gestire i reggimenti allo sbando che imperversavano tutto il fronte.
Gli venne affidato l’incarico di curare la disciplina del movimento ferroviario e per la via ordinaria dei Reparti della 2^ Armata che,  ripiegava sotto la pressione del nemico.
Era in giuoco la salvezza dell’Italia, perché le truppe che ancora combattevano per arginare il nemico dal mare alla Val Brenta dovevano non solo non essere intralciate nei loro movimenti, ma anche ricevere i rifornimenti necessari.
Agì coadiuvato soltanto da pochi ufficiali e da reparti di cavalleria e carabinieri. Era il suo nome che figurava nelle migliaia di manifesti fatti affiggere in ogni luogo, era l’apparire della sua persona che rincuorava le truppe le quali marzialmente sfilavano a Lui dinnanzi. Le popolazioni che da Lui ricevevano ordini, suggerimenti ed aiuti.
In questo contesto di emergenza in cui l'italia rischiava la capitolazione si colloca l'esecuzione, a Noventa Padovana, dell'artigliere Alessandro Ruffini (29 gennaio 1893-3 novembre 1917), colpevole di averlo salutato militarmente con sguardo di sfida senza prima essersi levato di bocca il sigaro che stava fumando .
Ruffini fu  fucilato "per dare un esempio terribile ,atto a persuadere tutti i duecentomila sbandati che da quel momento vi era una forza superiore alla loro anarchia" in modo che le truppe ben sapessero che dove c'era il Generale Graziani vi era la disciplina e l’ordine assoluto.
L'11 aprile 1918 il ministero della Guerra lo incarica di costituire un corpo di cecoslovacchi combattenti in Italia,per reclutare, costituire e comandare questa grande unità, occorreva un uomo che oltre a speciali requisiti accoppiasse abilità organizzatrici e di comandante di ordine superiore; fosse capace,col suo ascendente, di superare le più remote ed ascose diffidenze di uomini lontani da anni dalla loro Patria e dai loro affetti, completamente all’oscuro delle vicende del loro paese e che avesse infine goduto della completa fiducia dei membri del Consiglio Nazionale dei Paesi Cecoslovacchi.
 La costituzione del Corpo Cecoslovacco in Italia- una divisione di fanteria su 5 reggimenti, un deposito speciale in Foligno e vari campi di concentramento alla sue dipendenze si realizzò in poche settimane.
Questo strumento mirabile fu opera del Generale Graziani che ne curò anche i minimi particolari
Il 24 maggio 1918 cosegnandogli la bandiera di guerra delle truppe cecoslovacche il vice-presidente ceco gli disse: " Generale questi miei fratelli giurano di non abbandonare mai questa bandiera ,giurano di morire tutti fino all'ultimo presso di essa prima di cedere un passo : generale a voi è affidata, portatela voi, valoroso,nelle trincee d'Italia, portatela al frontequesta bandiera di Boemia. Essa sarà incitamento ai boemi a seguirla ,a difenderla,a vincere per essa !"
L’occupazione del settore dell’Altissimo, il combattimento di Doss’Alto e vari altri cruenti episodi di guerra su altri fronti additarono all’ammirazione i forti reggimenti Cecoslovacchi.
Instancabilmente il Generale Graziani era sempre in mezzo a loro e dove non c'era Lui ,c'erano i suoi Ufficiali. Appena l’artiglieria nemica batteva più intensamente qualche settore occupato dai Reparti Legionari, Graziani ed i suoi ufficiali accorrevano per rendersi contoidi persona di quel che avveniva, cosicché quei suoi soldati,ammiravano in Graziani il loro condottiero e quando gli tolsero l'incarico Egli si congedò con queste parole:

"Ufficiali,graduati di truppa, soldati ! Nello staccarmi da voi che amo come figli, vi dico una sola parola: Siate uniti, saldamente uniti! Così sarete forti ! Pensate solo alla Patria, date tutto alla Patria ! Seguite il nuovo Comandante,Generale Piccione, che è un valoroso, seguitelo con la stessa fede ,con lo stesso animo con lo stesso affetto con cui avete seguito me. Siate fedeli all’esercito Cecoslovacco ed allo Stato Cecoslovacco, libero, unito, indipendente, forte”
Abituato al comando ed all’azione, Graziani aveva un gran cuore e di fronte al dovere non conosceva transazioni, né debolezze, né pietà. Ma non deviò mai di un palmo dalla via della giustizia, né commise arbitrii e crudeltà. Se in guerra dové punire il reo o il vile lo fece piegando il suo animo ad una ferrea concezione del dovere, e con lo stesso animo con cui Egli  divideva fraternamente il rancio con i suoi soldati.
Dal 1919 in poi il Generale Graziani in varie occasioni si recò in Cecoslovacchia. Ebbe sempre le più vibranti entusiastiche accoglienze. La sua persona era un simbolo ed infatti la stampa Ceca affermava che il Generale Graziani simboleggiava l’alleanza Cecoslovacca-Italiana sorta dai reali comuni interessi delle due nazioni e dal sangue versato insieme contro il comune e secolare nemico.
Alla sua morte Il Ministro della Repubblica Cecoslovacca, S.E. Mastny, accorso a Verona con altre alte Autorità Cecoslovacche ad onorare la salma del Generale,così ebbe a dire:
“ Nella Nazione cecoslovacca non vi è oggi cuore senza dolore, non vi è occhio senza lacrima”.

In mezzo ai fatti nuovissimi e complicati, ebbe virtù semplici ed antiche; anzi è il contrasto che ci offre la possibilità di considerare la misura della grandezza del Generale Andrea Graziani. Infatti fu il capo ed il maestro che, pur avendo la dottrina, vuol comandare soprattutto con la forza dell’esempio e guai ad esitare.
Era modesto e delle sua gesta non parlava mai, neppure in privato. Faceva del bene a molti ma nessuno doveva saperlo. Ci fu un periodo – uno dei tanti brutti periodi del dopo guerra – in cui Andrea Graziani non poteva andare per le strade  senza esser fatto segno a grida ostili dei contadini incoscienti, aizzati dai “rossi” o dai “ bianchi" ma il Generale non volle difendersi, aveva compiuto  il suo dovere durante gli anni della Guerra, ne compiva un altro durissimo chiudendosi nell’intimo della sua pura coscienza e con serena semplicità continuò a dedicarsi con passione all’agricoltura. Il Fascismo lo ebbe fra i primi e più fervidi assertori – ciò era logico - . Il Fascismo rinnovava e continuava l’ideale della Patria e di giovinezza italica che egli aveva sempre tenacemente servito prima e durante la guerra col vivo entusiasmo,con la più grande fede, con inesauribile ardimento.
Come primeggiò in guerra, anche nelle opere civili il Generale Graziani ebbe a rifulgere. Si era dedicato al problema di bonifica per la rinascita agraria del territorio veronese donandogli l’acqua tanto necessaria. Ed all' opera di irrigazione, nella zona di sinistra Adige, Andrea Graziani dedicò lunghi studi:fu promotore della costruzione del canale Biffis e si occupò della utilizzazione delle acque del medio Adige. Diede pure il suo contributo prezioso al progetto della grande strada che deve valorizzare la zona del Baldo; e fu uno dei precursori del rimboschimento delle colline e delle montagne veronesi.
Questo era il generale Graziani un uomo che dedicò tutta la sua vita alla Patria e alla sua gente in pace e in guerra e si fece sempre trovare pronto anche quando bisognava prendere decisioni difficili e mettere in atto punizioni severe;dalle sue azioni dipendevano i destini di tutti gli abitanti del Triveneto e di tutti gli irredentisti che aveva sotto il suoi comando, se il nemico fosse passato tutti i sacrifici sostenuti dagli italiani dalle guerre napoleoniche in poi sarebbero stati vani e gli austriaci sarebbero tornati ad opprimere il nostro popolo come ancora facevano in Trentino in Istria a Fiume e in Dalmazia ,qualche volta forse avrà pure calcato troppo la mano ma l'unica vera tragedia che poteva colpire l'Italia in quei giorni era quella di perdere la guerra perchè la sconfitta avrebbe significato la scomparsa del popolo italiano.
Quando sono in gioco i destini della Patria nessun prezzo era troppo alto da pagare.

Luca Tamburini
Movimento Sovraniità e Difesa Sociale

martedì 5 maggio 2015

Guerra d'Etiopia

"Oggi 5 maggio, alle ore 16, alla testa delle truppe vittoriose, sono entrato in Addis Abebà».
Durante i trenta secoli della sua storia l'Italia ha vissuto molte ore memorabili, ma questa di oggi è certamente una delle più solenni. Annuncio al popolo italiano e al mondo che la guerra è finita.
Annuncio al popolo italiano e al mondo che la pace è ristabilita.
... l'Etiopia è italiana."

Il 5 maggio 1936 con la presa di Addis Abeba si concludeva la guerra d'Abissinia .
Dopo 7 mesi dall'inizio delle ostilità nate dall'arroganza del negus Haile Selassie che nell'intento di rinegoziare i confini dell'Impero,aveva in più occasioni  sconfinato in territorio eritreo causando vittime sia militari che civili .
La Società delle Nazioni dopo gli incidenti di Gondar e Ual Ual aveva temporeggiato sulle richieste di risarcimento italiane liquidando gli incidenti come semplici malintesi.
L'Italia non poteva accettare un simile affronto e il 2 ottobre 1935 dichiarò guerra all'Etiopia e diede inizio all'invasione. 
Ovviamente la Società delle Nazioni non contenta di quanto fatto (o meglio non fatto) per evitare il conflitto , accusò l'Italia dell'aggressione e le impose delle sanzioni economiche .
Questo non fermò l'Italia ,il popolo italiano si strinse intorno al suo Duce e la guerra si concluse molto prima di quanto previsto da Francia e Inghilterra provocando l'ammirazione del mondo intero.
Si diranno molte cose su questa guerra la maggior parte false ,si dirà che gli italiani usarono i gas ma non vi sono prove in quanto il Regio Esercito non aveva in dotazione nè tute nè maschere antigas, non si dirà che gli etiopi usarono i proiettili dum dum (venduti dagli inglesi) vietati dalla convenzione di Ginevra e si arriverà persino a dire che gli italiani attuarono la pulizia etnica accusa a dir poco ridicola; stà di fatto che questo fù il punto più alto mai raggiunto dallo Stato italiano stimato e rispettato dal mondo intero e soprattutto padrone del suo destino. 
Mai più dopo il 1945  l'Italia avrà questa sovranità una piccola parentesi nell'era Craxi dove arrivammo ad essere il quarto Pil mondiale ma poi tutto finì e Craxi ,così come prima di lui Mussolini,Mattei e Moro ,pagò a caro prezzo l'aver rialzato la testa.
Abbiamo perso la seconda guerra mondiale e da allora siamo una colonia e la strada per riaquistare la nostra sovranità sarà lunga e piena di ostacoli ma finchè non ci svincoleremo dalla Nato e dall'Unione Europea questo traguardo non lo raggiungeremo mai.

Luca Tamburini
Movimento Sovranità e Difesa Sociale

sabato 2 maggio 2015

Rivoli Veronese : comunicato stampa

Si sono chiuse le liste per le elezioni comunali di Rivoli Veronese.
Il Movimento Sovranità e Difesa Sociale non ci sarà.
Mi dispiace per chi ha intravisto in noi una figura nuova per il paese e per chi  ha sostenuto subito e senza tentennamenti il nostro progetto.
Mi dispiace molto di più per quei finti camerati che dall'interno e dall'esterno hanno appoggiato la lista per poi sceglierne una più politicamente corretta voltandoci le spalle a pochi giorni dalla presentazione delle liste.
Ringrazio Forza Nuova e tutti gli altri candidati per l'appoggio e per il lavoro svolto.
Chi crede che il nostro progetto possa tramontare non si faccia illusioni questo è solo un piccolo intoppo il nostro cammino proseguirà ,abbiamo ancora molto lavoro da fare nel Baldo-Garda e in provincia di Verona più in generale , Rivoli dovrà aspettare ancora un po' ma faremo comunque sentire la nostra presenza ,Rivoli merita di meglio del desolante scenario politico che si ritrova dove l'unica lista pseudo-nuova  non offre nulla di diverso dalle altre due.
Restate sintonizzati rivolesi il nostro lavoro è appena cominciato .
Sursum corda

Luca Tamburini
Movimento Sovranità e Difesa Sociale

domenica 26 aprile 2015

Divisione Ariete : le truppe corazzate d'Italia

« Carri armati nemici fatta irruzione a sud. Con ciò "Ariete" accerchiata. Trovasi circa cinque chilometri nordovest Bir el Abd.
carri "Ariete" combattono! »
(El Alamein, 3 novembre 1942, ore 15.30)

Questo fù l'ultimo messaggio mandato dal comando di divisione ai comandi superiori nella Battaglia di El-Alamein la Divisione Ariete dopo aver dato prova di grande coraggio e spirito di sacrificio combattè fino all'ultimo carro armato e fu completamente distrutta.
Così si concludeva la storia di una delle divisioni italiane più famose e temute.
Combattè in Africa settentrionale e per tutto il 1941 insieme ai panzer tedeschi furono la spina nel fianco dell'esercito inglese che venne ripetutamente sconfitto.
Fondamentale fu il suo apporto nella battaglia di Bir El Gobi nella quale sconfisse per ben due volte l'esercito britannico  prima a fine novembre 1941 poi ai primi di dicembre giungendo in aiuto dell'eroico Reggimento Volontari Giovani Fascisti che aveva respinto e offensive inglesi per ben 3 giorni e rifilando una schiacciante scofittà all'esercito di sua maestà Britannica.
I mezzi dell'Ariete erano di ottima qualità ma numericamente scarsi e durante la seconda battaglia di El-Alamein quando i mezzi scarseggiavano sempre più e i rifonimenti erano bloccati dagli inglesi gli uomini dell'Ariete dovettero contrastare le truppe corazzate anglo-americane con il soli carri leggeri.
Vennero completamente annientati.
Come tutti gli altri soldati d'Italia anche gli uomini dell'Ariete fecero il loro dovere fino in fondo, e pur sapendo di andare incontro alla disfatta non ebbero esitazioni si arresero solo quando non avevano più nessun mezzo per combattere e infatti i reduci dell'Ariete furono molto pochi perchè pochi sopravvissero alla Battaglia di El-Alamein .
Erwin Rommel dopo la battaglia scrisse:
« Con l′Ariete perdemmo i nostri più anziani camerati italiani, ai quali, bisogna riconoscerlo, avevamo sempre chiesto più di quello che erano in grado di dare con il loro cattivo armamento »

Io ho la fortuna di conoscere un reduce della Divisione Ariete e quando lo guardi negli occhi ti rendi conto di parlare con un grande uomo grandezza derivante dall'aver fatto il suo dovere fino in fondo e di non aver mai rinnegato il suo credo nemmeno nei tre anni di prigionia inglese.
Caduti della Divisione Ariete
PRESENTI !!!

Luca Tamburini
Movimento Sovranità e Difesa Sociale

venerdì 17 aprile 2015

Cancellare la Storia

"Bisogna abbattere quella colonna al Foro Italico con la vergognosa scritta 'Mussolini dux', quella è ora di abbatterla!" 
Laura Boldrini

Non è una novità che i servi dell'alta finanza specialmente quelli di sinistra vogliano riscrivere e cancellare la storia, ma è la prima volta che un simile proposito viene da una delle prime 4 cariche dello Stato italiano.
E' evidente che Mussolini a 70 anni dalla sua morte fà ancora paura e soprattutto fanno paura le sue idee rivoluzionarie ma se la Boldrini si illude di far dimenticare quelle idee abbattendo un monumento si sbaglia di grosso. 
Tutto ciò che lei e i suoi padroni possono fare ,e purtroppo ci stanno riuscedo, è distruggere la società civile e di conseguenza la comunità e il nostro stile di vita.
Detto questo una simile affermazione dimostra quanto si sia imbarbarito il nostro popolo a causa della colonizzazione americana e inglese poichè loro erano ,sono e sempre saranno dei barbari e vogliono imporre la loro barbarie al resto del mondo come diceva Ezra Pound :
L'usuraio distruggerà ogni ordine sociale, ogni decenza, ogni bellezza.”

Cara Boldrini "vent'anni di fascismo nessuno potrà cancellarli dalla storia d'Italia" perchè il fascimo non fù un obelisco al Foro Mussolini, non fu il Monumento alla Vittoria di  Bolzano quelli sono "solo" monumenti; il fascismo fu idea che diventa azione , fu la riforma della scuola di Gentile, fu la battaglia del grano per l'indipendenza alimentare dell'Italia , fu l'istutizione dell'INAIL e la riforma dell'INPS , fu gli assegni famigliari, fu il codice civile del 1942 ancor oggi vigente, fu la tredicesima, il TFR ,la Carta del Lavoro e mi fermo qui perchè altrimenti mi servirebbe un'enciclopedia.
Questo era il fascimo e le idee che portava avanti non sono morte col Duce nè con i suoi gerarchi quelle idee non moriranno mai e i vent'anni di governo Mussolini si potranno cancellare solo previa distruzione totale della nostra società civile ed è proprio questo il suo obbiettivo signora Boldrini ma le assicuro che presto o tardi la società si ribellerà e le idee del fascimo torneranno a tormentare l'alta finanza , le idee camminano sulle gambe degli uomini abbiamo solo bisogno di uomini nuovi.

Luca Tamburini
Movimento Sovranità e Difesa Sociale

martedì 14 aprile 2015

Fabrizio Quattrocchi : figlio d'Italia

https://www.youtube.com/watch?v=kxtBa8PbCh0
 28 aprile 1945
Francesco Maria Barracu rivolto al plotone d'esecuzione, percuotendosi il petto all'altezza del cuore disse "Qui dovete sparare: io sono una medaglia d'oro!"

14 aprile 2004
"Vi faccio vedere come muore un'italiano"

E' vero Quattrocchi non è Barracu ,non ha dedicato tutta la sua vita alla Patria morendo poi per essa ma all'Italia Fabrizio ha dedicato il suo ultimo pensiero; non ha pregato ,non ha supplicato anche lui ha chiesto di potersi togliere la benda per guardare in faccia i suoi assassini  ovviamente come nel '45 i vigliacchi non glielo hanno concesso sparandogli subito dopo.
C'è chi lo chiama eroe ,chi lo chiama assassino e chi mercenario la verità probabilmente stà nel mezzo ; sicuramente per fare il suo lavoro ci voleva coraggio e carattere e quando si lavora solitamente lo si fà anche per essere pagati come tutti gli altri lavoratori ;il termine eroe forse è esagerato ma si sicuro non era un criminale era un lavoratore e come tale merita rispetto, faceva un lavoro rischioso in un luogo pericoloso sapeva i rischi che correva , qualcuno obbietta che sul lavoro muoiono persone tutti i giorni, ma se tu sai che stai per morire e prima di essere assassinato ti viene in mente solo di rivendicare con orgoglio la tua italianità allora forse sei veramente un eroe e la nostra Patria ha un estremo bisogno di gente come te.
Riposa in pace Fabrizio.

Fabrizio Quattrocchi
PRESENTE !!!!

Luca Tamburini
Movimento Sovranità e Difesa Sociale

giovedì 19 marzo 2015

Festa del Papà

Oggi 19 marzo si festeggia San Giuseppe padre putativo di Gesù Cristo e nei paesi a tradizione cattolica oggi è anche la festa del papà.
Il papà è sempre stato il capo famiglia simbolo di forza e sicurezza per i figli ,colui che provvedeva al sostentamento della famiglia e che prendeva le decisioni importanti mentre la madre provvedeva ad educare i figli ed a mandare avanti la casa.
Oggi questo stato di cose stà venendo meno la finanza internazionale ha deciso che che entrambi i genitori devono lavorare per riuscire ad avrere un'esistenza dignitosa e questa crisi ha spesso messo l'uomo nella condizione di non poter provvedere più al mantenimento della famiglia destabilizzando così la stessa.
Si perchè i ruoli non si possono invertire così a piacimento , le donne da molti anni in nome di una presunta emancipazione hanno rinunciato al loro ruolo che era parallelo ma non inferiore a quello dell'uomo ma ora si è voluta a tutti i costi l'uguaglianza dei sessi (che uguali non sono) e questo ha causato un'ulteriore indebolimento della famiglia (ovviamente quella tradizionae altre non ne esistono).
Non me ne vogliano le donne questo non è un atto di accusa nei loro confronti ma siamo tutti vittime e allo stesso tempo involontari complici di un sistema che vuole distruggere il tessuto sociale ponendo quindi fine alla nostra società.
La famiglia è l'ultimo ostacolo da abbattere si perchè anche se agonizzante e ridotta ai minimi termini la famiglia è l'unica istituzione dove i soldi non regnano sovrani e dove l'egoismo non la fà da padrone perchè la famiglia è la comuntà originaria l'uomo non nasce come singolo ma nasce già all'interno di questa comunità ,comunità nella quale gli individui sono disposti a sacrificarsi gli uni per gli altri ed è questo che il capitalismo vuole distruggere poichè  al capitale non servono comunità anzi gli sono di ostacolo l'alta finanza vuole degli automi in conflitto fra loro che inseguono unicamente il benessere personale.
Quindi non facciamoci manovrare dai padroni del mondo difendiamo la famiglia tradizionale e difendiamo a spada tratta le figure di Papà e Mamma, i figli e la comunità in genere non può fare a meno di nessuna di queste due figure pena la dissoluzione totale .

Auguri a tutti i papà a quelli in cielo e a quelli ancora tra noi
Buona festa del Papà

Luca Tamburini
Movimento Sovranità e Difesa Sociale

martedì 17 marzo 2015

L'insurrezione di Venezia

Venezia 17 marzo anno domini 1848
Dopo la rivoluzione siciliana di gennaio , prima ancora di Zara e di  Milano (le famose 5 giornate) la popolazione di Venezia insorse contro l'invasore austriaco cacciandolo dalla città.
La prima azione dei rivoltosi fù liberare dal carcere i Patrioti Daniele Manin e Niccolò Tommaseo che pochi giorni dopo formeranno un governo provvisorio . La Repubblica adotterà il Tricolore con il leone di San Marco come bandiera ed entrerà in guerra assieme al Regno di Sardegna . in luglio il parlamento veneziano deciderà l'annessione allo stato piemontese riconoscendo Carlo Alberto di Savoia come Re.
Le sorti della guerra furono sfavorevoli ai Savoia ma le città non nè vollero sapere di far rientrare gli austriaci e vennero tutte assediate e furono tutte ben presto costrette alla resa,  tutte tranne Roma e Venezia che resistettero ad oltranza anche perchè in queste città erano accorsi soldati di TUTTA la penisola. Con questo proclama Manin chiamò a raccolta gli italiani:
 A Venezia in particolare vi erano due contingenti napoletani uno di 2500 uomini comandato dal colonnello Ulloa a difesa di Forte Marghera e uno di 2000 effettivi comandato dal generale Pepe a difesa della città.
Dopo la resa di Roma il 4 luglio 1949, Venezia rimase l'ultimo Tricolore a sventolare sul suolo italico e si arrese solo dopo aver esaurito viveri ,munizioni e anche dopo lo scoppio di un'epidemia di colera.
I veneziani di allora avevano ancora vivo il ricordo della Serenissima eppure lottarono per l'Italia non per se stessi poichè erano ben consci che l'italianità era da sempre dentro di loro e dentro a tutti gli altri abitanti della penisola e nel momento del bisogno quest'unione spirituale che legava tutti gli italiani è sempre venuta fuori , era successo nell'epoca dei comuni, nelle guerre napoleoniche e nel 1848 era giunto il momento di dare uno Stato ad un popolo che ,contrariamente a quello che dicono leghisti e neo-borbonici, era sempre stato unito magari diverso,eterogeneo ma unito  e quindi italiani  non fatevi ingannare  i nostri avi hanno combattuto e sono morti per ridarci una Patria liberandola dallo straniero e anche oggi  il nemico è sempre lo straniero non l'Italiano .
Se abbiamo dei traditori, li processeremo ma non dobbiamo svendere l'Italia alla finanza speculativa dell'Unione Europea per colpa di due traditori ,perchè lo straniero farà ciò che ha sempre fatto: sfruttare le nostre risorse sottomettendo la popolazione civile.
L'Italia è la nostra Patria e il Veneto ne è parte integrante non c'è Italia senza Veneto ,non c'è Veneto senza Italia.

Luca Tamburini
Movimento Sovranità e Difesa Sociale

lunedì 16 marzo 2015

Gaio Giulio Cesare : il primo Imperatore di Roma


" Così Egli operò e creò, come mai nessun altro mortale prima e dopo di Lui, e come operatore e creatore Cesare vive ancora, dopo tanti secoli, nel pensiero delle nazioni, il primo e veramente unico Imperatore. "

ERA IL 15 MARZO 44 A.C.
LE IDI DI MARZO
GAIUS IULIUS CAESAR veniva assassinato da un gruppo di senatori capeggiati da Marco Giunio Bruto ,Gaio Cassio Longino e Decimo Bruto.

In quel giorno si concludeva la vita del più grande condottiero che il mondo civilizzato abbia mai conosciuto.
Conquistò la Gallia e portò gli eserciti romani a combattere e vincere contro i popoli barbari di tutta Europa portando la civiltà romana in tutto il continente e trasformando Roma da Repubblica a Impero.
Ci sarebbero molte cose da dire su Giulio Cesare non basterebbe un libro , fu un grande uomo che incarnava a pieno lo spirito italico amato dal popolo e odiato da molti politici che temevano di perdere i loro privilegi e il destino dei grandi uomini spesso è quello di essere uccisi da dei vili traditori e specialmente in Italia fatti come quello di Cesare si sono ripetuti continuamente nel corso dei secoli fino ai nostri giorni.

Italiani: popolo di Santi, Poeti, Navigatori ed Eroi ma in questo grande popolo non sono mai mancati neanche i traditori che spesso hanno vanificato gli sforzi,le gesta e i sacrifici non solo dei grandi uomini ma di tutto il popolo italiano .
Se vogliamo riportare la nostra Patria agli antichi splendori dovremo innanzitutto liberarci dei traditori della nostra terra.

Luca Tamburini
Movimento Sovranità e  Difesa Sociale

venerdì 20 febbraio 2015

Bardolino sempre peggio

 "I veneti sono un popolo di ubriaconi e alcolizzati: poveretti, non è colpa loro se nascono in Veneto. Alcolizzati atavici erano i nonni, i padri, le madri, il loro è un destino. Basta sentire l’accento veneto: è da ubriachi, da alcolizzati, da ombretta, da vino". Oliviero Toscani

Come tutti ben sapete dopo l'affermazione di Toscani sui veneti io contrariamente a molti altri non ho fatto una piega in quanto ritenevo che un essere simile non meritasse nessuna attenzione e non ho mai preteso le sue scuse per le stesse ragioni.
Ma oggi mio malgrado sono costretto a parlarne in quanto il sindaco del mio comune, Bardolino ha deciso di invitarlo al Palio del Chiaretto come ospite d'onore !
Beh io non sò cosa sia passato per la testa del sindaco Ivan De Beni ma penso che con questo invito  Bardolino tocchi uno dei punti più bassi della sua storia !!
Toscani ha dimostrato disprezzo per i veneti e quindi non può essere il benvenuto è solo un fallito in cerca di visibilità e l'ha trovata proprio qui a Bardolino che tristezza !!!!
Sono sicuro che il sindaco avrà le sue motivazioni ma a me non interessano come ha detto Arrigo Sacchi pochi giorni fà :
"...per avere successo siamo disposti a vendere l'anima al diavolo,non abbiamo dignità non abbiamo un orgoglio italiano , quando si mette il buisness al primo posto il calcio non può avere successo,....il calcio è la metafora della vita sociale e politica di un paese dove molte volte debordiamo anzi quasi sempre"
Ovviamente qui l'argomento era il calcio ma si adatta benissimo alla situazione di Bardolino e dell'Italia in generale.
Siamo disposti a venderci per un piatto di lenticchie stiamo raschiando il fondo del barile ormai è sempre più difficile riconsce quella che fù la Patria per cui i nostri avi hanno combattuto e lavorato smettiamola di prendercela con il governo centrale in Italia oramai sono sempre meno quelli che si salvano come ho detto prima che tristezza !!!
Per concludere invito tutte le cantine della zona del Bardolino Classico a disertare il Palio del Chiaretto per dimostrare che non tutti sono disposti a vendersi per un piatto di lenticchie.

Luca Tamburini
Movimento Sovranità e Difesa Sociale

martedì 20 gennaio 2015

Battaglia di Tarnova : l'ultima difesa di Gorizia

Tra il 19 e il 21 gennaio 1945 in provincia di Gorizia ebbe luogo la battaglia di Tarnova dell Selva combattuta dall'esercito della Repubblica Sociale Italiana contro il IX Korpus jugoslavo ed alcuni gruppi partigiani italiani.
Dopo l'8 settembre 1943 con il re in fuga e l'esercito italiano allo sbando, il confine orientale fù la zona più "calda d'Italia" ; i partigiani jugoslavi invasero l'Istria ,Fiume e la Dalmazia ed iniziarono i loro massacri che in un solo mese portarono a centinaia di civili trucidati ; fortunatamente ad ottobre la Wermacht riprese il controllo di tutta la zona che verrà messa sotto amministrazione della Repubblica Sociale nel frattempo però i partigiani titini sotenuti dagli eserciti "alleati"continuarono a prepararsi ed armarsi.
Purtroppo , i tedeschi consideravano il confine orientale italiano un fronte secondario e concentrarono il loro sforzi lungo la linea Gustav prima e sulla Gotica poi ed impedirono all'esercito repubblicano di avere grossi presidi nella Venezia Giulia e gli unici soldati che furono presenti fino all'ultimo giorno di guerra erano i marò della Decima Mas e i bersaglieri dei battaglioni "Mameli" e "Mussolini".
Tarnova fù uno dei tentativi di Tito di sfondare le linee difensive per poter occupare Gorizia e Trieste prima della fine della guerra in quanto quel presidio era il più esiguo e il più isolato di tutto il fronte.
Zara e Fiume erano da poco cadute in mano slava ma, nonostante la guerra volgesse ormai al peggio ,il resto Venezia Giulia era ancora saldamente nelle mani dell'Asse.
Nella notte del 19 gennaio una brigata di oltre mille uomini del IX Korpus attacò i 200 marò del "Fulmine" di stanza a Tarnova che pur dovendo abbandonare le postazioni di difesa e arretrare fino nell'abitato ,resistettero eroicamente all'attacco slavo per ben due giorni fino all'arrivo dei rinforzi italo-tedeschi che ricacciaono le brigate partigiane fuori dai territori dell'Asse.

Tarnova fu un battaglia decisiva per l'italianità  di Gorizia se gli slavi fossero passati ,Gorizia e probabilmente anche Trieste sarebbero inevitabilmente finite sotto la jugoslavia quindi i 200 marò del battaglione "Fulmine" in un rapporto 1 a 5 con un nemico meglio armato salvarono un'importante  pezzo d'Italia infatti, il 24 gennaio a Gorizia, i superstiti del battaglione rientrarono in città accolti da una manifestazione popolare di gioia. e nei giorni successivi i funerali delle vittime furono celebrati solennemente per le vie della città, al cospetto della popolazione.

Qualche storico minimizza l'importanza di questa battaglia e qualcuno adirittura la considera una vittoria jugoslava; beh costoro o mentono sapendo di mentire oppure sono degli ignoranti patentati perchè sappiamo bene che fine ha fatto il confine orientale, ceduto senza motivo con il consenso della Repubblica partigiana e anti-fascista che potè così pagare i presunti danni di guerra, ma è vero anche che tutti i territori che furono occupati a guerra finita cioè Istria,Trieste e Gorizia sperarono fino al 1975 in un ritorno all'Italia mentre quelli persi sul finire del 1944 (Fiume e Zara), a guerra finita erano già irrimediabilmente persi quindi se Gorizia fosse stata occupata nel gennaio 1945 quasi sicuramente oggi sarebbe in Slovenia e non in Italia.
Tra meno di un mese ci sarà il Giorno del Ricordo (10 febbraio) in cui si ricordano gli esuli e tutte le vittime civili dell'odio jugoslavo, quel giorno le istituzioni dovrebbero ricordarsi anche di tutti i combattenti della Repubblica Sociale che soli contro tutti hanno difeso fino alla fine quel pezzo di Patria troppo spesso dimenticato dai libri di storia .


Luca Tamburini
Movimento Sovranità e Difesa Sociale





mercoledì 14 gennaio 2015

Battaglia di Rivoli : l'inizio del Risorgimento


Il 14 gennaio 1797 ebbe luogo la famosa Battaglia di Rivoli combattuta dall'Armata d'Italia della Repubblica francese comandata dai generali Napoleone Bonaparte e Andrea Massena e dall'esercito del Sacro Romano Impero comandato dal feldmaresciallo Joseph Alvinczy.
Nonostrante l'inferiorità di uomini e mezzi, battaglia si risolse in una schiacchinte vittoria di Napoleone che darà così una svolta alla Campagna d'Italia che si concluderà con la sconfitta austriaca e la firma del Trattato di Campoformido ma soprattutto questa battaglia segna l'inizio del Risorgimento Italiano.
Si perchè sin dal suo arrivo sul suolo italiano Napoleone oltre che essere visto come un connazionale fù portatore di quegli ideali di libertà e rinnovamento ormai da troppo tempo assopiti nel popolo italiano che ad ogni tappa del generale infoltiva le tuppe dell'Armata d'Italia e arrivato a Milano lo stesso generale affermò :
"Al mio passaggio a Milano, un grande popolo risvegliato apriva un momento gli occhi. L'Italia usciva dal suo sonno, e ricordava il proprio genio come un sogno divino"

In quell'epoca in Italia il Regno di Sardegna,il Regno delle Due Sicilie ,lo Stato Pontificio e anche la Serenissima si erano completamente asserviti al volere asburgico che spadroneggiava su tutto il territorio italiano e probabilmente fu proprio questo ad infiammare gli animi degli italiani perchè mentre i loro sovrani permettevano agli austriaci di dettar legge dove non ne avevano nessun diritto Napoleone venne visto come un liberatore e Rivoli nè è l'emblema poichè anche la Serenissima una volta faro di libertà e cultura a quel tempo aveva sacrificato i suoi cittadini per mantenere i privilegi della sua classe politica infatti nonostante il Veneto fosse territorio della Repubblica di Venezia ,l'esercito austriaco vi stanziava abitualmente provocando le ire della popolazione locale, ire che a Rivoli si scatenarono come un  fiume in piena.
Certo Napoleone non ebbe sempre un comportamento giusto nei confronti degli italiani soprattutto con il Trattato di Campoformido ma noi lo seguimmo comunque e immenso fù il nostro contributo così come tantissimo fù il sangue italiano versato ma noi sapevamo bene ,e Napoleone stesso ce lo promise ,che ben preso avremmo ottenuto quella libertà che da troppo tempo mancava nella nostra Patria.
Napoleone fù il primo italiano dopo secoli a regnare su tutti i territori d'Italia da Nizza a Pola, dal Brennero a Lampedusa dalla Sardegna sin giù a Cattaro solo il Re Imperatore Vittorio Emanuele III grazie a Benito Mussolini riuscirà a fare altrettanto ma ovviamente l'unica cosa che hanno in comune i due imperatori era la statura perchè il piccolo uomo di Piemonte non può essere paragonato al Grande uomo di Corsica.
Napoleone liberò l'Italia dagli austriaci e quando, dopo la sua caduta, questi tornarono gli italiani non ebbero pace fin quando non riuscirono a ricacciarli nelle loro fogne oltre le alpi.

Viva l'Italia !!!
Viva gli italiani !!1
E viva Napoleone Bonaparte Primo Re d'Italia !!!!!

Luca Tamburini
Movimento Sovranità e Difesa Sociale

domenica 11 gennaio 2015

La fine di un Traditore

L'11 gennaio 1944 a Verona vennero fucilati Galeazzo Ciano, Emilio De Bono, Luciano Gottardi, Giovanni Marinelli e Carlo Pareschi, condannati a morte per aver sfiduciato Mussolini nella seduta del Gran Consiglio del 25 luglio 1943.
In un Italia ferita dal tradimento del re e incattivita dalla guerra civile questa era la fine inevitabile di coloro che dettero il via allo sfascio dell'8 settembre. Molti dei congiurati sfuggirono alla giustizia repubblicana e forse furono proprio i maggiori colpevoli a farla franca ma di sicuro a Verona l'unico che meritava veramente la pena capitale era Galeazzo Ciano.
Figlio di Costanzo eroe della prima guerra mondiale Galeazzo fece una rapida scalata del potere che ebbe un'impennata dopo il suo matrimonio con Edda Mussolini ; era il delfino del Duce e a lui doveva tutto il suo successo ma Galeazzo non era nè patriota ,nè fascista come suo padre ,era un'opportunista lo fù fin dal principio.
Il Gran Consiglio del fascismo era un organo deliberativo e consultivo del Partito fascista prima e organo costituzionale poi , fu voluto da Benito Mussolini nel dicembre 1922 e si era riunito regolarmente fino al 1939 , quando nel luglio 1943 Dino Grandi chiese insistentemente al Duce di convocare il Gran Consiglio Mussolini rispose : " Ebbene, convocherò il Gran Consiglio. Si dirà in campo nemico che si è radunato per discutere la capitolazione. Ma l'adunerò."
Il resto è storia ,molti si chiedono perchè il Duce non fece arrestare immediatamente i congiurati ,ne aveva facoltà ma preferì andare a colloquio dal re per poi dare le dimissioni.
La verità è che contrariamente ai politici attuali che si sentono padroni assoluti ,Benito Mussolini era ben diverso da come lo si dipinge, lui era conscio dei problemi che avrebbe causato la sua destituzione ma i suoi uomini non avevano più fiducia in lui e con una caratura morale e spirito democratico d'altri tempi decise di farsi da parte ; fù arrestato e bistrattato ma non portò mai rancore ai suoi nemici.
Quando nel settembre 1943 su pressioni di Hitler decise di fondare la Repubblica Sociale Italiana lo fece solo per mantener fede alla parola data e per placare le ire tedesche che già avevano causato molte vittime in Italia .
Il processo di Verona stesso fu voluto  dai tedeschi e dai fascisti più estremisti che avevano acquisito più potere nella R.S.I. e Mussolini nulla potè contro queste sentenze, stà di fatto che Galeazzo Ciano fu l'unico ad essere condannato all'unanimità appunto perchè come già detto era il vero traditore, gli altri erano solo dei camerati che avevano commesso un errore ma si sà in guerra gli errori si pagano a caro prezzo.
Camerati De Bono, Gottardi, Marinelli, Pareschi
PRESENTI

Galeazzo Ciano riposa in pace per le tue colpe hai già pagato e la storia ti ha già condannato , ora solo a Dio spetta giudicarti, noi non abbiamo bisogno di infierire su un morto ,noi non siamo partigiani .

Luca Tamburini
Movimento Sovranità e Difesa Sociale

mercoledì 7 gennaio 2015

La nascita del Tricolore

Il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia la Repubblica Cispadana il congresso presieduto dal presidente Giovanni Paradisi decise di adottare il tricolore come bandiera nazionale è la nascita del Tricolore Italiano.
Gli Stati nati in Italia durante le guerre napoleoniche seppur dipendenti dalla Francia furono i primi segnali di risveglio del popolo italiano perchè grazie a Napoleone gli italiani si poterono finalmente identificare in un grande condottiero, francese  nominalmente ma italiano per nascita e spirito che per primo dopo secoli defini gli italiani " i migliori soldati d'Europa".
Il contributo italiano all'ascesa di Napoleone in Europa fu immenso e il prezzo da pagare in vite umane fù altissimo ma questo diede la consapevolezza al nostro popolo di meritare uno stato tutto nostro indipendente da qualunque potenza straniera e questo fù ancora più chiaro dopo il Congresso di Vienna che riportò i vecchi regnanti ad opprimere nuovamente il popolo italiano.
Napoleone Bonaparte accese la miccia sulla polveriera Italia ma l'Unita Nazionale l'abbiamo ottenuta noi col nostro sangue e col nostro sacrificio ci è costato molto ma ne è valsa la pena ,oggi tutto questo stà per esserci portato via un'altra volta ,anche oggi siamo seduti su un polveriera speriamo solo che anche stavolta parta la scintilla giusta.

Luca Tamburini
Movimento Sovranità e Difesa Sociale



Elogio alla guerra

Tratto da  http://www.ica-net.it/pascal/Guerra%20e%20pace/index.htm

La guerra non è da considerare solo come una calamità e come un danno per l’uomo ma è anche da vedere come uno degli elementi fondanti dell’umanità stessa. Ciò si capisce constatando che la guerra esiste praticamente da quando esiste l’uomo e che ogni civiltà, dalle più primitive alle più avanzate, ha sempre praticato la guerra considerandola a volte sacra e a volte, come anche nelle democrazie dell’800, una licenza di uccidere per contribuire al bene dello stato. L’importanza della guerra è anche definita dal fatto che, mentre questa attività ha una definizione, ( atto di violenza collettivo a favore di uno scopo politico e legittimato dai contendenti tramite regole diverse da quelle ordinarie) il suo contrario, la pace, è definita solo come assenza di guerra. Nella storia inoltre la guerra è sempre stata ritenuta giusta e utile all’uomo e molti pensatori come Lutero(guerra preferibile a pace ingiusta), Hegel( guerra plasma lo stato), Clausewitz hanno riconosciuto l’importanza della guerra anche se già a partire dall’età moderna alcuni pensatori hanno manifestato la loro avversione contro la guerra. Questo successo della guerra nella storia è dovuto al fatto che essa è paragonabile all’antica festa orgiastica poiché sfoga l’aggressività e sovverte le regole convenzionali; per questo il bisogno di guerra è aumentato al progredire della civiltà che, come dice Freud, crea regole e contribuisce ad aumentare i desideri repressi. Al giorno d’oggi la guerra è stata bandita perché la minaccia nucleare l’ha resa troppo pericolosa per la sopravvivenza della vita sulla Terra; così la guerra è diventata un disvalore assoluto tanto che oggi, quando è necessaria, la si camuffa sotto il nome di " azione di pace " e non la si dichiara più. Prima della Bomba però, anche nelle società civilizzate, la guerra è sempre stata utile poiché oltre ad essere foriera di pace ha sempre promosso la mobilità sociale anche tramite bruschi cambiamenti dei ruoli dei singoli ( infatti le classi dinamiche sono sempre a favore della guerra mentre quelle statiche che hanno paura di perdere i privilegi sono contrarie. ).
La guerra ha anche favorito gli scambi culturali tra popoli diversi e il progresso tecnico determinando pesantemente la società ed ha anche assunto, come teorizza Maltus, il ruolo di regolatrice tra popolazione e risorse.
Oggi queste funzioni le svolge in parte l’economia, ma la guerra è più completa perché ha in sé anche la variabile del ribaltamento sociale; anche per questo la voglia di guerra supera il motivo economico ed è diffusa nella popolazione oltre che nei capi.
La guerra, come tanti altri, è un fenomeno periodizzabile in tre stadi: lo stadio arcaico, quello medievale e quello moderno. Nel primo periodo la guerra è condotta per necessità e per riequilibrare le risorse; è considerata come un avvenimento accidentale e non è sistematizzata in nessuna filosofia. Essendo la vita dura, la guerra non è intesa come un diversivo rispetto ad una vita piatta ed essendo la vita comune tutti gli uomini è intesa come simbolo stesso di virilità. Nel periodo medievale la guerra determina la formazione di una vera e propria classe sociale ( bellatores oltre che oratores e laborantes) ed è rappresentata dalla cavalleria pesante. In questo periodo la festa è molto simile alla guerra poiché le battaglie sono piene di regole e la guerra coinvolge solo chi è intenzionato a farla ed è cortese, moderata e non fanatica. Il guerriero assume notevole importanza perché il periodo è molto turbolento e molte volte l’uso della forza vince sulla ragione. Nel periodo moderno, che inizia circa con la rivoluzione francese, nasce il concetto della nazione in armi e ciò provoca il coinvolgimento nella guerra del popolo, dell’economia e della scienza. Questo tipo di guerra totalizzante mobilita l’intera nazione e spersonalizza il nemico in quanto questo diventa un bersaglio a cui sparare e ciò rende più facile ai soldati combattere.
L’apogeo di questo tipo di guerra è rappresentato dalle due guerre mondiali : il primo conflitto si delinea come guerra totale in quanto è combattuta con tutti i mezzi ma distingue tra la situazione del fronte e quella della società civile, il secondo conflitto invece è una guerra assoluta perché coinvolge davvero tutti gli aspetti della nazione facendo entrare davvero tutta la popolazione in guerra. In questi due conflitti per la prima volta il guerriero perde prestigio e il termine militarismo diventa spregiativo; ciò avviene perché le macchine superano l’uomo come potenza e gli impediscono quegli atti di eroismo tipici di tutte le guerre precedenti sottraendo così buona parte al protagonismo dell’uomo; però, anche in questi conflitti, i reduci sono felici di ciò che è accaduto e ciò dimostra ancora una volta che gli uomini son portati alla guerra.
Questa constatazione però non vuol dire che l’uomo è portato all’odio poiché questo non è l’essenza della guerra. Come si è già detto, il desiderio di guerra cresce con la civiltà e con essa cresce anche l’importanza dell’etica; ciò vuol dire che l’etica contribuisce alla formazione del desiderio di guerra poiché reprime l’aggressività; nella civiltà l’aggressività è stata sfogata anche con altri mezzi ed è stata contenuta dalla vita agricola. Nelle società moderne però l’aggressività sale perché lo stato esercita il monopolio della forza e esercita il controllo sull’aggressività dei cittadini per consentirla, almeno prima della Bomba, esclusivamente nella guerra. Nella società contemporanea inoltre l’aggressività è acuita dal crowding.
La società contemporanea sembra aver bisogno della guerra anche perché questa risveglia i valori di altruismo e di solidarietà, sviluppa il cameratismo, soddisfa i desideri di avventura della classe piccolo borghese, deresponsabilizza l’individuo che deve sottomettersi alla guerra non potendo influire sul tempo d’attesa , porta in luce i sentimenti essenziali e elimina la competizione di classe. Inoltre la guerra, con la presenza della morte, dà un enorme valore alla vita e rende la morte, in quanto violenta, morte feconda per l’umanità. La guerra determina anche l’autocoscienza individuale poiché mette alla prova l’individuo e ciò sarebbe molto utile nella nostra società in cui impera la crisi di identità. Oggi però la guerra è impossibile e per la prima volta si assiste ad un numero crescente di giovani pacifisti;infatti i giovani storicamente erano quelli più portati alla guerra mentre oggi ripiegano la loro vitalità verso il pacifismo o, come nel ’68, nella speranza di una rivoluzione imminente dove la Bomba è inutilizzabile.
La minaccia nucleare azzera la possibilità di guerra utilizzando l’equilibrio del terrore e fondando così la pace sulla minaccia di auto distruzione e quindi sulla possibilità potenziale di fare la guerra. Ciò porta ad un pacifismo obbligato basato sulla minaccia e quindi sulla violenza e porta anche ad un concetto di pace perpetua hobbesiana dove un super stato mondiale impone con la sua forza e la sua autorità una pace a lui favorevole. In questo caso si potrebbe parlare d pax russo-americana dove questi due super stati impongono la pace tramite il reciproco ricatto nucleare. Questa situazione di impossibilità di far la guerra fa proliferare le alternative del terrorismo, della guerriglia e dela guerra civile, soluzioni che permettono alle due superpotenze di combattere per interposta persona senza così dover ricorrere all’arma nucleare. Queste forme di combattimento però sono peggiori della guerra perché in primo luogo, non essendo legalizzate dai due contendenti sono lotte senza quartiere non controllabili e difficili da controllare a causa del loro carattere di violenza privata. Inoltre queste alternative, al contrario della guerra, sono caratterizzate dalla cattiva coscienza e dal rimorso in quanto molte volte colpiscono persone neutrali che non appoggiano in nessun modo uno dei due contendenti. Oltre a ciò, le alternative alla guerra si basano solo su una iusta causa che, finito il conflitto, può essere messa in dubbio provocando il rimorso. Per queste ragioni queste modalità di combattimento non soddisfano più alcune pulsioni legate alla guerra e aggiungono solo ulteriori pesi sulla coscienza. In occidente invece è impossibile condurre anche questi tipi di combattimento a causa del troppo controllo delle due super potenze, per questo si sono elaborate varie contromisure alla guerra che però si sono rivelate inutili o nefaste. La prima contromisura è costituita dal calo demografico che ha come conseguenza la minor presenza di giovani (i più portati alla guerra) nella società; questa contromisura però è bilanciata dal crowding che aumenta l’aggressività e quindi il bisogno di guerra. Un’altra alternativa è costituita dal permissivismo sessuale che dovrebbe stemperare l’aggressività. Una terza soluzione è il consumismo che, come una droga, tranquillizza la gente ponendola nell’agio e nella tranquillità costituita dall’avere tutto subito, però anche questa soluzione, come ogni droga, dopo poco diventa eccessiva e contribuisce ad esasperare l’aggressività. Anche lo sport serve a canalizzare la violenza e la stessa funzione è assunta dalle bande giovanili e dagli spettacoli violenti; queste istituzioni però sono insufficienti perché si limitano a far vedere la violenza(escluso lo sport) senza però lasciarla praticare. Un’altra modalità di sopportazione della mancanza della guerra è costituita dagli sport estremi che forniscono a chi li pratica il rischio senza però quella naturalità e inevitabilità proprie della guerra. Anche il potlach (emulazione autodistruttiva dove si sperperano risorse) è una valida alternativa alla guerra e la stessa corsa agli armamenti nucleari è un potlach; questo tipo di potlach però, basandosi sulla repressione dell’aggressività, contribuisce ad acuire la sete di guerra. Tutte queste contromisure sono quindi poco efficaci perché mancano della naturalità della guerra e a volte sembrano rischi inutili. L’assenza di guerra nella nostra società ha anche portato all’aumento della criminalità, dei suicidi, del problema della droga e delle nevrosi; ciò è avvenuto perché con la scomparsa della guerra, è venuta meno la solidarietà, portando così l’individuo ad una solitudine interiore; inoltre il singolo, non potendo più essere aggressivo, ha riversato questa aggressività contro di sé. L’assenza di guerra ha anche provocato l’aumento delle malattie dovute allo stress poiché, come hanno osservato molti reduci della prima guerra mondiale, in guerra lo stress sembra svanire( eccetto la nevrosi da fronte).
Nella società di oggi la guerra è stata uccisa dalla tecnologia poichè la Bomba ha impedito oggettivamente di condurre una guerra convenzionale. Prima delle società industriali infatti l’uomo e la tecnica erano in equilibrio poiché ogni guerriero possedeva la sua arma che però, pur essendo rispettata, non si sostituiva mai troppo all’elemento umano in guerra. La tecnologia ha cominciato a sostituire l’uomo con l’avvento delle armi da fuoco e l’ha sempre più messo da parte nell’epoca industriale poiché la macchina ha superato l’elemento umano. Prima della Bomba però c’era sempre il sistema arma-contromisura che permetteva la dialettica difesa-offesa tipico della guerra; con l’arma atomica questo sistema è saltato e ciò ha ammazzato la guerra. Concludendo, nel nostro secolo ci sono due importanti problemi: il primo è il fatto che l’Atomica può distruggere il mondo; il secondo è il fatto che la Bomba non lascia più condurre la vecchia, cara, onesta tradizionale guerra.