ISTRIA,FIUME,DALMAZIA L'ITALIA DIMENTICATA
Si avvicina il 10 febbraio il giorno del ricordo ; dopo la foga dei
primi anni in cui fù istituito questo giorno, ormai l'argomento sembra
aver perso interesse a livello politico e mediatico visto che anche il
compagno Fini ,che fu uno di coloro che promosse l'iniziativa, lo snobba
spudoratamente e il tutto si risolverà con le solite ipocrite
celebrazioni e le altrettanto ipocrite parole dell'uomo col pannolone.
Perchè in realtà questo giorno dà ancora molto fastidio alla politica
e ancora non si capisce cosa l'abbiano istituito a fare se poi chiunque
può permettersi di ripudiarlo, anche pubblicamente, senza subire
conseguenze; insomma la questione dei confini orientali non è ancora
risolta.
Molti, soprattutto a sinistra, hanno sempre liquidato l'argomento con
la solita filastrocca "erano soltanto quattro fascisti", "erano solo
degli assassini" e così via , nessuno si è mai soffermato ad analizzare i
fatti : in Istria, Fiume e Dalmazia furono assassinate tra le 10000 e
le 20000 persone di ogni etnia, credo politico e classe sociale e allo
stesso modo l'esodo riguardò tutti gli abitanti della zona che
abbandonarono tutto pur di mantenere la cittadinanza italiana. Ma
facciamo un passo indietro.
Sull'italianità della Venezia-giulia si è discusso molto a sentire
gli slavi soprattutto i croati quelle terre sono sempre appartenute a
loro: beh forse dovrebbero studiarsi meglio la storia di quelle
terre.L'Istria è stata conquistata dalla Roma repubblicano nel II
secolo a.C. e fù completamente romanizzata già dal I secolo d.C. infatti
già nel 27a.c. l'imperatore Augusto spostò i confini dell'Italia fino a
comprendere tutta l'Istria e lo stesso imperatore nel suddividere
l'Italia in regioni a seconda delle popolazioni che le abitavano mise
l'Istria insieme a tutto l'attuale triveneto.
Dopo la caduta dell'impero d'occidente anche la Venezia-Giulia come
il resto dell'impero subì svariate invasioni barbariche che però furono
di breve durata e non modificarono le etnie che abitavano la zona che
rimase sempre sotto l'influenza dell'impero bizantino fino al X secolo
per poi passare sotto la Serenissima fino alla sua caduta nel 1797.
Le prime popolazioni slave arrivarono proprio grazie alla Serenissima
che per ripopolare le zone interne rimaste disabitate per carestie e
pestilenze fecero emigrare queste genti dalle terre limitrofe;
ovviamente la migrazione fu limitata ad alcune zone dell'entroterra che
comunque mantenevano una maggioranza italiana mentre le coste invece
erano abitate quasi esclusivamente da istro-veneti.
Proprio in questo periodo ci venne lasciato un autorevole attestato
d' Italianità niente meno che da Dante Alighieri che ne "La divina
commedia" scrive:"Si come ad Arli, ove'l Rodano stagna,Si com' a Pola
presso del Quarnaro,Ch'Italia chiude, ei suoi termini bagna ", facendo
capire anzitutto che l'Italia non era un'espressione geografica ma una
nazione con solide fondamenta e che l'Istria faceva parte di questa
nazione indicando Pola come confine orientale dell'Italia.
Anche grazie alla stabilità politica portata dalla Serenissima la
convivenza tra slavi e italiani è stata pacifica per secoli fino
all'arrivo degli austriaci.
Infatti Venezia cadde per mano di Napoleone ma la parentesi francese
fù molto breve e venne ceduta all'Impero Austriaco e qui cominciarono i
problemi:
gli austriaci non vedevano di buon occhio l'egemonia italiana della
Venezia-Giulia e da subito cercarono di destabilizzare la zona per
controllarla meglio vennero effetuate migrazioni forzate di popolazioni
slave in massa verso i territori italiani costringendo molti italiani a
cambiare aria con la forza, l'Imperatore nominò nella zona solo vescovi
slavi insomma tutta una serie di azioni volte a de-italianizzare la
Venezia-Giulia; purtroppo questa azione fu abbastanza efficace in
Dalmazia dove gli Italiani pur rimanendo l'etnia prevalente arrivavano
ad 1/4 massimo 1/3 del totale ,il resto erano minoranze di slavi, greci,
austriaci, albanesi e turchi quindi l'invasione attuata dall'Austria
convinse molti italiani a spostarsi o sulla penisola o più a nord a
Fiume o in Istria o a Venezia.
Come dicevo queste migrazioni sortirono l'effetto sperato solo in
parte in Dalmazia poichè a Fiume, Zara e nell'Istria fino al 1945 la
popolazione italiana sarà sempre predominante soprattutto sulle coste.
In questo periodo si pongono le basi per i fatti che avverranno dopo
la seconda guerra mondiale ; infatti le politiche austriache danno luogo
a molti scontri tra italiani e slavi fomentati soprattutto non tanto
dagli slavi che abitavano li da generazioni ma da quelli appena arrivati
che ,come gli attuali immigrati, puntavano a prendere il posto degli
italiani ottenendone i beni e le terre come fosse un loro diritto
sacrosanto e nel giro di pochi anni l’astio coinvolse anche coloro che
volevano convivere pacificamente.
In tutta Italia intanto stava iniziando il Risorgimento e con esso
iniziava anche il fenomeno dell’irredentismo ; insomma stava nascendo
una coscienza collettiva in tutti gli italiani un’unica volontà : quella
di riunire l’Italia.
L’instabilità della Lombardia e del Triveneto allentarono la morsa
austriaca sulla Venezia-Giulia che rimase in una situazione di stallo
fino al 1914.
Allo scoppio della guerra, causato proprio da quegli stessi slavi di
cui l’Impero voleva servirsi per i suoi loschi scopi, l’Italia rimase
neutrale fino patto di Londra con il quale l’Italia scioglieva i suoi
impegni con Austria e Germania per allearsi con Francia, Inghilterra e
Russia contro Austria, Germania e Turchia in cambio l’Italia doveva
ottenere le terre irredente cioè quei territori italiani ancora sotto
dominio austriaco :Trentino, Trieste, Istria, Fiume e Dalmazia.
A guerra finita i patti non furono rispettati, e all’Italia vennero
negati Fiume e la Dalmazia.Così D’Annunzio iniziò l’Impresa di Fiume ma
la sua reggenza fù interrotta dai bombardamenti italiani nel Natale
1920. Sarà il Duce a restituire all’Italia Fiume e Zara nel 1924 con il
Trattato di Roma.
A onor del vero bisogna ammettere che negli anni venti iniziarono le
prime rese dei conti tra italiani e slavi con pestaggi e prepotenze di
vario tipo ma contrariamente a quanto dicono alcune fonti storiche di
dubbia provenienza l’Italia non privò mai le popolazioni slave dei loro
diritti fondamentali e non vi fù mai nessun tentativo di liberarsi delle
popolazioni slave né con le buone né con le cattive come si suol dire e
nelle scuole italiane vi erano bambini di tutte le etnie ,basti pensare
che Giacomo Vuxani, vice-prefetto di Zara nel’44 era italo-albanese.
Inizia la seconda guerra mondiale, nel ’41 Italia e Germania invadono
la Jugoslavia, dove i popoli slavi si divisero in due i partigiani e i
filo tedeschi e sui balcani si consumarono i più brutali combattimenti e
rappresaglie di tutta la guerra ai quali parteciparono sicuramente gli
italiani e i tedeschi ma nella maggioranza furono scontri fratricidi
avvenuti tra gli Ustacia croati di Pavelic e i partigiani comunisti di
Tito e i cetnici Mihailović.
E così arriviamo all’8 settembre 1943 con l’esercito italiano allo
sbando e quello tedesco che si stava riorganizzando gli slavi iniziarono
i primi omicidi a sangue freddo venivano prelevate tutte le persone in
vista del posto ,indipendentemente dalla razza ,credo politico e ceto
sociale, e a seconda della zona venivano legate a due a due e gettati in
mare o nelle famose cavità carsiche chiamate foibe.
In un solo mese di rastrellamenti assassinarono centinaia di persone
finchè i tedeschi non ripresero il controllo della zona a fine ottobre.
Purtroppo il peggio deve ancora venire finita la guerra inizia il
calvario per gli italiani della Venezia-Giulia; ora a essere rastrellati
non sono più le persone in vista del paese o della città ma qualunque
cittadino italiano che non accetti di cedere tutti i suoi beni e la sua
cittadinanza allo stato jugoslavo ,tutti i funzionari pubblici tutte le
forze dell’ordine i reduci della Grande guerra persino dei partigiani
che combatterono per l’italianità dell’Istria e in generale chiunque non
volesse collaborare se non riusciva a scappare o veniva ucciso o finiva
nei campi di concentramento. In questo clima di terrore gli italiani
cominciarono l’esodo ,lasciarono tutto pur di non rinunciare alla loro
italianità.
In tutta la Venezia-Giulia tra il ’45 e il’54 furono uccisi oppure
scomparvero da un minimo di 10 mila a un massimo di 20 mila italiani e
350 mila presero la via dell’esodo; emblematico è il caso di Pola dopo
la firma del trattato di Parigi in cui tutta l’Istria ,Fiume e la
Dalmazia vennero ceduti alla Jugoslavia nel giro di una settimana 28
mila polesani su 31 mila lasciarono Pola per non tornarvi più.
A confermare la ferma volontà da parte di Tito di fare pulizia etnica
ci sono le parole del suo braccio destro Milovan Gilas : « Nel 1945 io
e Kardelj fummo mandati da Tito in Istria a organizzare la propaganda
antitaliana. Si trattava di dimostrare alle autorità alleate che quelle
terre erano jugoslave e non italiane. Certo che non era vero. Ma
bisognava indurre tutti gli italiani ad andar via con pressioni di ogni
tipo. E così fu fatto »
Questa è la storia della Venezia-giulia una storia millenaria di una
terra italiana nel profondo che è stata e che viene continuamente messa
in discussione per opportunismo politico.
Chi sostiene la non-italianità della regione o è un bugiardo o è un
ignorante in entrambi i casi dovrebbe vergognarsi ma noi non dobbiamo
curarci di costoro come diceva Dante “non ti curar di loro ma guarda e
passa” perché niente è più bello della verità .
Ce l’hanno messa tutta per cancellare l’italianità di quelle terre ma
non ci sono ancora riusciti: hanno proibito l’insegnamento
dell’italiano ma la gente parla ancora il dialetto istriano e canta
ancora le canzoni popolari di allora, hanno profanato le tombe degli
italiani ma ce le siamo portate via e il loro ricordo non si è
cancellato , hanno distrutto i monumenti e le statue italiane ma l’arena
romana di pola e l’arco di trionfo sono ancora lì a testimoniare
l’italianità della città, a Spalato la porta aurea e il palazzo di
Diocleziano sono ancora in piedi, il leone di San Marco sigilla ancora
tutti i palazzi ducali e le piazze della costa, Ragusa non è cambiata di
una virgola e alla fine hanno quasi raso al suolo Zara ma dalle macerie
sono stati scoperti dei reperti romani sconosciuti sino ad allora.
Mettetevi l’animo in pace anti-italiani la storia quella vera non si
cancella neanche con le bombe ‘perché in Istria, Fiume e Dalmazia anche
le pietre parlano italiano speriamo solo che ci siano ancora italiani in
grado di ascoltarle.
Luca
Tamburini ,nipote e figlio di esuli istriani
Movimento Sovranità Difesa Sociale
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lunedì 10 febbraio 2014
sabato 10 agosto 2013
Nazario Sauro
Il 10 agosto 1916 nelle carceri militari di Pola ,fu giustiziato per alto tradimento
dall'Austria-Ungheria Nazario Sauro patriota,irredentista e militare italiano, tenente di vascello della Regia Marina nel
primo conflitto mondiale e Medaglia d'oro al valor militare alla memoria .
Nato a Capodistria Nazario Sauro intraprese sin da adolescente la professione di marinaio diventando capitano di una nave mercantile a soli vent'anni ; a causa del suo lavoro viaggiò molto lungo l'Adriatico specialmente sulla costa istriana e dalmata ; sposò ben presto la causa dell'irredentismo,fornì inoltre armi e viveri agli albanesi che lottavano per l'indipendenza dall'Impero Ottomano.
Nel 1914 allo scoppio della guerra andò a Venezia per sostenere l'entrata in guerra dell'Italia contro l'Impero austro-ungarico
Con l’entrata in guerra dell’Italia, Sauro si arruolò volontario nella Regia Marina e venne assegnato come pilota su unità siluranti di superficie e subacquee.
Fù catturato il 30 luglio durante un'incursione su Fiume dove la sua unità a causa della forte corrente si era andata ad incagliare sugli scogli.
Fù riconosciuto da alcuni suoi compaesani e per effettuare il riconoscimento gli austriaci non si fecero nessuno scrupolo e si servirono persino della madre che pur salvargli la vita negò di conoscerlo ma fù decisiva la testimonianza di suo cognato maresciallo della Guardia di Finanza austriaca. Processato nel tribunale della Marina austriaca di Pola fù condannato alla pena di morte per alto tradimento mediante impiccagione.
Il 10 agosto 1916 Nazario Sauro sali al patibolo innalzato dagli scherani degli Asburgo nel cortile delle carceri di Pola. Prima di porgere il collo al boia, Nazario Satiro gridò con voce possente: "Viva l'Italia , Morte all'Austria" Ripeté il suo grido per ben tre volte e serenamente si preparò a morire.
Così, fieramente, si concluse la vita di uno dei più grandi Martiri dell’Irredentismo italiano, queste le ultime frasi scitte al figlio Nino:
" Caro Nino,
Tu forse comprendi od altrimenti comprenderai fra qualche anno quale era il mio dovere d'italiano. Diedi a te, a Libero ad Anita a Italo ad Albania nomi di libertà, ma non solo sulla carta; questi nomi avevano bisogno del suggello ed il mio giuramento l'ho mantenuto. Io muoio col solo dispiacere di privare i miei carissimi e buonissimi figli del loro amato padre, ma vi viene in aiuto la Patria che è il plurale di padre, e su questa patria, giura o Nino, e farai giurare ai tuoi fratelli quando avranno l'età per ben comprendere, che sarete sempre, ovunque e prima di tutto italiani! I miei baci e la mia benedizione,Papà.
Dà un bacio a mia mamma che è quella che più di tutti soffrirà per me, amate vostra madre! e porta il mio saluto a mio padre. "
Talmente amò l'Italia da donare tutto se stesso , nemmeno la morte potè spaventarlo poichè nessuno muore quando combatte per la Patria e da Capodistria a Ragusa , da Nizza a Trieste e dal Brennero a Lampedusa riecheggia il suo nome :
Tenente Nazario Sauro
PRESENTE !!!!!
Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale
Nel 1914 allo scoppio della guerra andò a Venezia per sostenere l'entrata in guerra dell'Italia contro l'Impero austro-ungarico
Con l’entrata in guerra dell’Italia, Sauro si arruolò volontario nella Regia Marina e venne assegnato come pilota su unità siluranti di superficie e subacquee.
Fù catturato il 30 luglio durante un'incursione su Fiume dove la sua unità a causa della forte corrente si era andata ad incagliare sugli scogli.
Fù riconosciuto da alcuni suoi compaesani e per effettuare il riconoscimento gli austriaci non si fecero nessuno scrupolo e si servirono persino della madre che pur salvargli la vita negò di conoscerlo ma fù decisiva la testimonianza di suo cognato maresciallo della Guardia di Finanza austriaca. Processato nel tribunale della Marina austriaca di Pola fù condannato alla pena di morte per alto tradimento mediante impiccagione.
Il 10 agosto 1916 Nazario Sauro sali al patibolo innalzato dagli scherani degli Asburgo nel cortile delle carceri di Pola. Prima di porgere il collo al boia, Nazario Satiro gridò con voce possente: "Viva l'Italia , Morte all'Austria" Ripeté il suo grido per ben tre volte e serenamente si preparò a morire.
Così, fieramente, si concluse la vita di uno dei più grandi Martiri dell’Irredentismo italiano, queste le ultime frasi scitte al figlio Nino:
" Caro Nino,
Tu forse comprendi od altrimenti comprenderai fra qualche anno quale era il mio dovere d'italiano. Diedi a te, a Libero ad Anita a Italo ad Albania nomi di libertà, ma non solo sulla carta; questi nomi avevano bisogno del suggello ed il mio giuramento l'ho mantenuto. Io muoio col solo dispiacere di privare i miei carissimi e buonissimi figli del loro amato padre, ma vi viene in aiuto la Patria che è il plurale di padre, e su questa patria, giura o Nino, e farai giurare ai tuoi fratelli quando avranno l'età per ben comprendere, che sarete sempre, ovunque e prima di tutto italiani! I miei baci e la mia benedizione,Papà.
Dà un bacio a mia mamma che è quella che più di tutti soffrirà per me, amate vostra madre! e porta il mio saluto a mio padre. "
Talmente amò l'Italia da donare tutto se stesso , nemmeno la morte potè spaventarlo poichè nessuno muore quando combatte per la Patria e da Capodistria a Ragusa , da Nizza a Trieste e dal Brennero a Lampedusa riecheggia il suo nome :
Tenente Nazario Sauro
PRESENTE !!!!!
Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale
venerdì 2 agosto 2013
Ipparco Baccich
Il 2 agosto 1890 a Fiume ,nacque Ipparco Baccich militare e irredentista patriota italiano.
Appartenendo ad una nota famiglia di patrioti fiumani,seguì presto le orme dei genitori e dei fratelli maggiori e ancora studente fu fra i fondatori della Giovane Fiume , associazione irredentista operante in città.
Nel 1912 disertò il servizio di leva austro-ungarico che gli costerà nel 1914 la condanna a morte in contumacia e all'entrata in guerra dell'Italia si arruola volontario nei Bersaglieri insieme ai fratelli Icilio e Iti.
Falciato dalle mitragliatrici austriache cadde sul monte Veliki Hribak del Carso il 12 ottobre 1916, col grado di tenente ,al comando del terzo battaglione del 77° Reggimento Fanteria.
Dopo la guerra si susseguirono numerose iniziative in suo onore: una delle compagnie dei volontari fiumani di D'Annunzio fu chiamata "Ipparco Baccich", e successivamente all'annessione di Fiume all'Italia il suo nome - unitamente ad altri volontari fiumani caduti e decorati come Annibale Noferi, Mario Angheben e Vittorio De Marco - fu inserito nel grande monumento ai caduti che venne eretto in città in cima al Molo San Marco.
La storia ne ricorda solo una parte ma Baccich fù uno dei tanti patrioti di Istria,Fiume e Dalmazia che diedero la vita per riportare la loro terra tra le braccia della madrepatria dopo gli avvenimenti della seconda guerra mondiale verrebbe da dire che si sono sacrificati invano ma dire questo sarebe un peccato mortale perchè loro hanno scelto la via della patria e dell'onore , hanno combattuto per l'italianità della loro Terra e nonostante dei politici indegn, anche italiani abbiano ceduto le loro terre a gente che non ha mai avuto nessun diritto di averla la loro italianità è ancora viva perchè la terra è più forte degli uomini e non accetterà per sempre di essere calpestata da dei barbari che non le portano nessun rispetto e non sono figli suoi.
Riposa in pace Tenente Baccich
Presto o tardi
RITORNEREMO
Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale
Appartenendo ad una nota famiglia di patrioti fiumani,seguì presto le orme dei genitori e dei fratelli maggiori e ancora studente fu fra i fondatori della Giovane Fiume , associazione irredentista operante in città.
Nel 1912 disertò il servizio di leva austro-ungarico che gli costerà nel 1914 la condanna a morte in contumacia e all'entrata in guerra dell'Italia si arruola volontario nei Bersaglieri insieme ai fratelli Icilio e Iti.
Falciato dalle mitragliatrici austriache cadde sul monte Veliki Hribak del Carso il 12 ottobre 1916, col grado di tenente ,al comando del terzo battaglione del 77° Reggimento Fanteria.
Dopo la guerra si susseguirono numerose iniziative in suo onore: una delle compagnie dei volontari fiumani di D'Annunzio fu chiamata "Ipparco Baccich", e successivamente all'annessione di Fiume all'Italia il suo nome - unitamente ad altri volontari fiumani caduti e decorati come Annibale Noferi, Mario Angheben e Vittorio De Marco - fu inserito nel grande monumento ai caduti che venne eretto in città in cima al Molo San Marco.
La storia ne ricorda solo una parte ma Baccich fù uno dei tanti patrioti di Istria,Fiume e Dalmazia che diedero la vita per riportare la loro terra tra le braccia della madrepatria dopo gli avvenimenti della seconda guerra mondiale verrebbe da dire che si sono sacrificati invano ma dire questo sarebe un peccato mortale perchè loro hanno scelto la via della patria e dell'onore , hanno combattuto per l'italianità della loro Terra e nonostante dei politici indegn, anche italiani abbiano ceduto le loro terre a gente che non ha mai avuto nessun diritto di averla la loro italianità è ancora viva perchè la terra è più forte degli uomini e non accetterà per sempre di essere calpestata da dei barbari che non le portano nessun rispetto e non sono figli suoi.
Riposa in pace Tenente Baccich
Presto o tardi
RITORNEREMO
Movimento Sovranità Difesa Sociale
sabato 27 luglio 2013
Carlo Combi
Il 27 luglio 1827 a Capodistria nacque Carlo Combi insegnante, patriota e irredentista istriano.
Figlio dell'avvocato Francesco ,che fù anche Podestà di Capodistria dal '48 al '66, Carlo concluse il ginnasio latino-tedesco nel '44 a Trieste e si iscrisse all'università agli studi politico-legali a Padova.
Nel 1848 andò a Milano in seguito ai moti rivoluzionari e collaborò con alcuni giornali patriottici della città. Dopo la prima guerra d'indipendenza si rifugiò a Genova dove nell'agosto del 1850 si laureò in legge.
Dopo aver rifiutato un incarico di assistente di filosofia a Padova per non giurare fedeltà al governo austriaco ,nel '51 tornò in Istria , iniziò la pratica d'avvocatura nello studio del padre e collaborò cono i giornali Popolano dell'Istria di Trieste e all'Eco di Fiume.
Nell'autunno del 1856 cominciò l'insegnamento di lettere italiane e storia nel liceo di Capodistria, e nei tre anni successivi si fece iniziatore d'una importante strenna annuale, redigendone articoli di storia: la Porta orientale (Fiume 1857-59).
Iniziata l'attività politica gli fù ben presto revocato l'incarico al liceo piochè in quei giorni promosse l'iniziativa dell'unione amministrativa dell'Istria al Veneto col preciso intento si seguire il Veneto nell'adesione al Regno d'Italia che ,nonostante l'armistizio di Villafranca, era ormai prossima.
Strinse legami con patrioti e politici sia in Istria che in tutto il Regno d'Italia e continuo le sue pubblicazioni alcune in anonimo per la loro natura sovversiva e altre firmate .
In particolare pubblicò uno studio su La frontiera orientale d'Italia e la sua importanza diede informazioni precise sulle condizioni dell'Istria e sulle aspirazioni nazionali unitarie sono negli scritti di questi anni: l'ampia monografia L'Istria e le Alpi Giulie pubblicata in parte sull'Annuario statistico italiano (II, Torino 1864), il monumentale e tuttora utile Saggio di bibliografia istriana (Capodistria 1864), la raccolta delle Poesie e prose di M. Fachinetti con una introduzione biografica (Capodistria 1865), lo studio pubblicato anonimo sull'Importanza della Alpe Giulia e dell'Istria per la difesa dell'Italia orientale, sulla Rivista contemporanea di Torino (aprile 1866).
Nel giugno del 1866 ,poco prima dello scoppio della terza guerra d'indipendenza ,venne messo al bando dalle autorità austriache e lasciò l'Istria mettendosi subito a disposizione del governo italiano, che aiutò come informatore e profondo conoscitore della Venezia-Giulia.
Finita la guerra e perse le speranze di annessione ell'Istria il Combi si trasferì definitivamente a Venezia dove continuò a lavorare e scrivere sull'italianità della sua terra ,nel 1869 fù raggiunto dal padre anch'egli espulso per attività patriottica.
Nel 1882 la morte di Garibaldi portò scoraggiamento degli italiani delle terre irredente che avevano riposto in Garibaldi le loro speranze e cò spinse il Combi ad intensificare la sua attività fù sostenitore di Guglielmo Oberdan e successivamente si schierò contro l'estradizione all'Austria dei suoi compagni di congiura , e nell'84 sostenne il comitato promotore della fondazione della Società istriana di archeologia e storia patria.
Morì a Venezia l'11 sett. 1884. Le autorità austriache proibirono la celebrazione delle esequie predisposta il 18 seguente nel duomo di Capodistria che si svolse quindi a Venezia. DaVenezia i suoi resti e quelli dei familiari saranno traslati a Capodistria nel maggio 1934.
Carlo Combi fece arte di quella schiera di nobili e intellettuali che lavorarono strenuamente per l'unità d'Italia forse non avrà mai rischiato la vista, non avrà mai combattuto in prima linea durante le guerre ma senza la sua attività e quella di molti altri come lui l'unità d'Italia non sarebbe stata possibile la loro capacità di infondere nella gente il senso della Patria e di farlo conoscere anche al resto del mondo è stato indispensabile le guerre non si vincono solo sul campo di battaglia e ognuno ha il compito adatto alla sua persona e tutti i patrioti l'hanno svolto al meglio qualcuno è morto per questo qualcun altro no ,ma nessuno muore quando combatte par la Patria perchè sono tutti presenti a godersi il frutto del loro sacrificio e quando la Patria sarà di nuovo minacciata saranno loro a sunare la carica e sono sicuro che al momento giusto gli italiani non si tireranno indietro.
Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale
Figlio dell'avvocato Francesco ,che fù anche Podestà di Capodistria dal '48 al '66, Carlo concluse il ginnasio latino-tedesco nel '44 a Trieste e si iscrisse all'università agli studi politico-legali a Padova.
Nel 1848 andò a Milano in seguito ai moti rivoluzionari e collaborò con alcuni giornali patriottici della città. Dopo la prima guerra d'indipendenza si rifugiò a Genova dove nell'agosto del 1850 si laureò in legge.
Dopo aver rifiutato un incarico di assistente di filosofia a Padova per non giurare fedeltà al governo austriaco ,nel '51 tornò in Istria , iniziò la pratica d'avvocatura nello studio del padre e collaborò cono i giornali Popolano dell'Istria di Trieste e all'Eco di Fiume.
Nell'autunno del 1856 cominciò l'insegnamento di lettere italiane e storia nel liceo di Capodistria, e nei tre anni successivi si fece iniziatore d'una importante strenna annuale, redigendone articoli di storia: la Porta orientale (Fiume 1857-59).
Iniziata l'attività politica gli fù ben presto revocato l'incarico al liceo piochè in quei giorni promosse l'iniziativa dell'unione amministrativa dell'Istria al Veneto col preciso intento si seguire il Veneto nell'adesione al Regno d'Italia che ,nonostante l'armistizio di Villafranca, era ormai prossima.
Strinse legami con patrioti e politici sia in Istria che in tutto il Regno d'Italia e continuo le sue pubblicazioni alcune in anonimo per la loro natura sovversiva e altre firmate .
In particolare pubblicò uno studio su La frontiera orientale d'Italia e la sua importanza diede informazioni precise sulle condizioni dell'Istria e sulle aspirazioni nazionali unitarie sono negli scritti di questi anni: l'ampia monografia L'Istria e le Alpi Giulie pubblicata in parte sull'Annuario statistico italiano (II, Torino 1864), il monumentale e tuttora utile Saggio di bibliografia istriana (Capodistria 1864), la raccolta delle Poesie e prose di M. Fachinetti con una introduzione biografica (Capodistria 1865), lo studio pubblicato anonimo sull'Importanza della Alpe Giulia e dell'Istria per la difesa dell'Italia orientale, sulla Rivista contemporanea di Torino (aprile 1866).
Nel giugno del 1866 ,poco prima dello scoppio della terza guerra d'indipendenza ,venne messo al bando dalle autorità austriache e lasciò l'Istria mettendosi subito a disposizione del governo italiano, che aiutò come informatore e profondo conoscitore della Venezia-Giulia.
Finita la guerra e perse le speranze di annessione ell'Istria il Combi si trasferì definitivamente a Venezia dove continuò a lavorare e scrivere sull'italianità della sua terra ,nel 1869 fù raggiunto dal padre anch'egli espulso per attività patriottica.
Nel 1882 la morte di Garibaldi portò scoraggiamento degli italiani delle terre irredente che avevano riposto in Garibaldi le loro speranze e cò spinse il Combi ad intensificare la sua attività fù sostenitore di Guglielmo Oberdan e successivamente si schierò contro l'estradizione all'Austria dei suoi compagni di congiura , e nell'84 sostenne il comitato promotore della fondazione della Società istriana di archeologia e storia patria.
Morì a Venezia l'11 sett. 1884. Le autorità austriache proibirono la celebrazione delle esequie predisposta il 18 seguente nel duomo di Capodistria che si svolse quindi a Venezia. DaVenezia i suoi resti e quelli dei familiari saranno traslati a Capodistria nel maggio 1934.
Carlo Combi fece arte di quella schiera di nobili e intellettuali che lavorarono strenuamente per l'unità d'Italia forse non avrà mai rischiato la vista, non avrà mai combattuto in prima linea durante le guerre ma senza la sua attività e quella di molti altri come lui l'unità d'Italia non sarebbe stata possibile la loro capacità di infondere nella gente il senso della Patria e di farlo conoscere anche al resto del mondo è stato indispensabile le guerre non si vincono solo sul campo di battaglia e ognuno ha il compito adatto alla sua persona e tutti i patrioti l'hanno svolto al meglio qualcuno è morto per questo qualcun altro no ,ma nessuno muore quando combatte par la Patria perchè sono tutti presenti a godersi il frutto del loro sacrificio e quando la Patria sarà di nuovo minacciata saranno loro a sunare la carica e sono sicuro che al momento giusto gli italiani non si tireranno indietro.
Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale
sabato 13 luglio 2013
Figli d'Italia
Il 12 luglio 1916 venivano impiccati nel Castello del Buon Consiglio due patrioti due figli d'Italia nati nelle terre irredente di Trento e Istria!
Entrami di famiglia benestante Battisti e Filzi naquero nelle ultime terre d'Italia che dopo l'annessione di Roma (20 settembre 1870) erano rimaste in mano austriaca terre che quindi subirono più di tutte le angherie del barbaro invasore e dove ormai la gente era stanca della presenza austriaca.
In questo contesto si avvicineranno ben presto alla causa italiana molti irredentisti tra cui anche nomi di rilievo come l'avvocato Filzi e soprattutto Cesare Battisti che dal 1911 era deputato austriaco.
Arruolati come volontari negli alpini Filzi e Battisti ebbero i gradi rispettivamente di sottotenente e tenente vennero catturati in seguito alla controffensiva italiana dopo la Strafexpedition austriaca (spedizione punitiva).
Vennero processati sommariamente ,condannati a morte per alto tradimento e giustiziati mediante impiccagione.
Gli austriaci riservarono un trattamento particolarmente brutale e sprezzante per Cesare Battisti in quanto deputato, dopo l'esecuzione il suo corpo venne messo in mostra alla folla dimostrando ancora una volta tutta la loro barbarie.

Le loro figure sono servite d'esempio a intere generazioni d'italiani che amano la propria terra ,i loro nomi rieccheggeranno nell'eternità e in ogni guerra in ogni battaglia loro saranno sempre al fianco di noi italiani perchè chi muore per la Patria ottiene l'immortalità e loro il 12 luglio 1916 non sono morti ma sono sempre in prima linea con chi lotta per l'Italia !!!!
Sottotenente Fabio Filzi
PRESENTE !!!!!
Tenente Cesare Battisti
PRESENTE !!!!
Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale
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