giovedì 5 settembre 2013

Cavallo Pazzo

Il 5 settembre 1877 veniva assassinato Cavallo Pazzo ,nativo americano condottiero della tribù Sioux degli Oglala Lakota.
Figlio di uno sciamano della tribù Oglala Lakota, veniva chiamato anche ricciuto, a causa dei suoi capelli particolarmente ricci e chiari, caratteristica rara negli indiani.
Da bambino, riuscì a sopravvivere alla distruzione del suo villaggio ad opera dei soldati federali, guidati dal generale George Crook, soprannominato dagli indiani Volpe Grigia e che per tutta la vita sarà un suo acerrimo nemico. Esperienza traumatica che accentuò in lui un enorme odio verso i federali e un’incessante attività per la resistenza allo sterminio del suo popolo. 
Il grido di guerra di Cavallo Pazzo era Hoka Hey! È un buon giorno per morire! e le sue immense doti carismatiche e di guerriero, gli valsero la nomina di grande capo guerriero dai capi tribù Toro Seduto e Nuvola Rossa.
La sua consacrazione arriverà il 25 giugno 1876 durante la battaglia di Little Bighorn dove alla testa delle tribù Lakota Sioux,Cheyenne e Arapaho scofisse e sterminò l'armata del generale George Armstrong Custer.
Purtroppo Little Bighorn si rivelò una vittoria di Pirro e poco più di un anno dopo Cavallo Pazzo e altri 900 componenti della sua tribù furono costretti ad arrendersi e a consegnarsi al comandante Clark di Fort Robinson, ma non appena entrato nel forte,il soldato semplice William Gentiles lo colpì alla schiena con una baionetta, uccidendolo.
Anche lui come molti altri patrioti ed eroi venne vigliaccamente ucciso; quel simbolo della nazione indiana che non si rassegnava al dominio dell'invasore straniero andava eliminato e stessa sorte subiranno altri capi indiani scomodi come Toro Seduto e numerosi massacri dovranno ancora subire gli indiani prima di deporre definitivamente le armi ormai sconfitti a assimilati al popolo americano.
L'ultimo atto di ribbellione fù durante la seconda guerra mondiale quando le truppe indiane arrulate forzatamente nell'esercito americano e comandate da Standing Bull, discendente di Toro Seduto,disertarono per arruolarsi nelle Waffen SS; tale unità di guerrieri pellerossa incorporati nelle SS furono impiegati durante l’offensiva delle Ardenne ed essi andavano alla ricerca soprattutto di scalpi degli americani fatti prigionieri. Poi furono impiegati nella battaglia di Berlino contro i sovietici. Solo 30 pellerossa sopravvivranno a tale battaglia, incluso Chief Standing Bull che fu anche un testimone delle nozze tra Eva Braun e Hitler in quegli ultimi caotici giorni del Terzo Reich.
I 30 pellerossa rimpatriarono negli USA e nel 1947 furono giudicati da una corte marziale militare per tradimento. Solo nel 1995 saranno perdonati dal presidente Clinton un perdono mai chiesto nè voluto soprattutto prechè non avevano nulla da farsi perdonare.
Come disse Cavallo Pazzo:
“Noi non abbiamo chiesto a voi uomini bianchi di venire qui. Il Grande Spirito ci diede questa terra perché ne facessimo la nostra casa. Voi avevate la vostra. Non abbiamo interferito con voi. Il Grande Spirito ci affidò un grande territorio per viverci, e bufali, cervi, antilopi e altri animali. Ma voi siete arrivati; state rubando la mia terra, state uccidendo la nostra selvaggina rendendoci difficile la sopravvivenza. Ora ci dite di lavorare per mantenerci, ma il Grande Spirito non ci creò per faticare, bensì per vivere di caccia. Voi uomini bianchi siete liberi di lavorare, se volete. Noi non vi ostacoliamo, e ancora chiedete perché non ci civilizziamo. Non vogliamo la vostra civiltà! Vogliamo vivere come i nostri padri e come i padri dei nostri padri.”

Un popolo fiero e coraggioso distrutto dall'immigrazione e soprattutto dalle divisioni interne senza le quali gli invasori mai avrebbero avuto la meglio ed ora costretto a elemosinare sussidi o peggio a rinnegare le sue origini all'interno di lussuosi casinò e tanti saluti a Cavallo Pazzo,Toro Seduto e molti altri fieri capi indiani ultimi simboli di una nazione che non c'è più.
Speriamo che la loro scomparsa serva da monito ai popoli europei il cui destino rischia di essere simile.

Luca Tamburini
Movimento Sovranità Difesa Sociale

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